Due città lontane, una storia di trasformazioni da raccontare. È da questo dialogo tra Torino e Gwangju che riparte Adapted Sceneries, il progetto del MAO Museo d’Arte Orientale di Torino e della Fondazione Torino Musei che porta in Corea del Sud un frammento della storia culturale e industriale del Piemonte.
Dal 5 settembre al 15 novembre 2026 il Gwangju Museum of Art ospita Adapted Sceneries. Second Chapter: from Turin to Gwangju, naturale prosecuzione del progetto espositivo realizzato al MAO nel 2025 a partire da un importante nucleo di opere provenienti dalle collezioni del Gwangju Museum of Art. Se il primo capitolo aveva portato a Torino elementi della storia artistica e culturale della città e della regione di Gwangju, questa volta il percorso si compie nella direzione opposta, portando in Corea una riflessione sulla storia artistico-culturale e socio-politica di Torino e del Piemonte, dagli anni Sessanta del Novecento a oggi.
Attraverso linguaggi differenti e prospettive complementari, la mostra mette in relazione due città geograficamente lontane ma accomunate da profonde esperienze di cambiamento e rigenerazione. Arte visiva, architettura, design, musica e performance diventano così strumenti per osservare il paesaggio come uno spazio in continua trasformazione, plasmato dall’interazione tra ambiente naturale, sviluppo urbano e presenza umana.
“La Città di Torino e Gwangju, accomunate per dimensione e vocazioni, intrattengono rapporti di amicizia da oltre un ventennio”, ricorda Rosanna Purchia, assessora alla Cultura della Città di Torino, sottolineando “come la mostra rappresenti un altro elemento comune tra questi due territori così lontani eppure profondamente vicini”. Un legame che trova nella storia industriale uno dei suoi punti di contatto più significativi.
La mostra si inserisce infatti nel solco dei rapporti tra le due città, consolidati nel 2024 con la firma di un Patto di Collaborazione che ha rafforzato la cooperazione culturale, turistica e accademica. L’iniziativa è realizzata con il sostegno della Città di Torino e rientra nelle Attività Internazionali previste dal Piano Strategico 2023-2026 della Fondazione Torino Musei.
“La dimensione internazionale è ormai una componente strutturale dell’attività culturale dei nostri musei”, spiega Massimo Broccio, presidente della Fondazione Torino Musei. Per Broccio, il progetto rappresenta anche “un vero scambio tra istituzioni e territori”, capace di mettere in relazione patrimoni, artisti e linguaggi contemporanei.
Il cuore della mostra è la stagione di innovazione e sviluppo industriale che ha caratterizzato Torino e il Piemonte negli anni Sessanta e Settanta. Un periodo in cui le trasformazioni economiche, politiche e sociali hanno profondamente modificato luoghi, comunità e modi di abitare, lasciando un’eredità ancora visibile nel paesaggio contemporaneo.
A rappresentare questa stagione è soprattutto Talponia, il complesso residenziale progettato da Roberto Gabetti e Aimaro Oreglia d’Isola per dipendenti e ricercatori Olivetti a Ivrea, oggi parte del sito UNESCO di Ivrea, città industriale del XX secolo.
“Un momento storico che qui viene evocato attraverso gli straordinari arredi dell’unità residenziale di Talponia”, spiega Davide Quadrio, direttore del MAO e curatore della mostra. Il progetto espositivo, concepito dallo studio BRH+ Studio, rilegge questo patrimonio attraverso arredi, fotografie e materiali d’archivio, trasformandolo in un ambiente contemporaneo nel quale alcuni artisti sono chiamati a reinterpretare quella stagione.
Gli arredi originali sono presentati attraverso riedizioni prestate dalla galleria di Marco Cappello, da Amini e da Axolight, mentre le fotografie di Gianni Berengo Gardin e i disegni e bozzetti provenienti dall’Archivio Gabetti e Isola completano il racconto. La sezione è realizzata in collaborazione con Studio Isolarchitetti, Lodovico Gabetti, Fabrizio Pellegrino e Archivio Olivetti.
Il confronto tra Torino e Gwangju passa anche attraverso la musica e la performance. In mostra arriva U. di Alessandro Sciarroni, Leone d’Oro alla carriera per la danza alla Biennale di Venezia nel 2019, presentata al Teatro Carignano nel 2024 nell’ambito di Torino Danza. A Gwangju sarà proiettato l’ultimo canto della performance, Cantico, realizzato da Sciarroni con musiche di Aurora Bauzà e Pere Jou.
Completano il percorso i primi cinque video della serie Ephemeris di Giuseppe Penone, realizzati dal 2016 e dedicati al rapporto tra corpo, gesto e materia naturale, presentati in collaborazione con l’artista, il suo archivio e il Castello di Rivoli.
A chiudere il progetto sarà una nuova composizione musicale di Caterina Barbieri, commissionata appositamente per la mostra. Il brano accompagnerà i visitatori con un’esperienza sonora immersiva. Il progetto proseguirà anche dopo l’appuntamento coreano, con nuove tappe e progetti, tra cui una “Bubble Esperienziale” prevista al MAO nel 2027 grazie al sostegno di Repower.






