L’11 ottobre si celebra in tutto mondo il Coming Out Day, giornata internazionale in cui si richiama l’attenzione sull’importanza che ogni persona possa essere liberamente sé stessa. La Città di Torino ha celebrato la Giornata con un’iniziativa speciale, l’incontro “Essere visibili nei luoghi di lavoro”, un momento aperto a tutta la cittadinanza per sensibilizzare e riflettere sul tema dell’inclusione e della visibilità nei contesti lavorativi. All’evento sono intervenuti la vicesindaca di Torino Michela Favaro, l’assessore ai Diritti e alle Pari opportunità Jacopo Rosatelli; il coordinatore del Torino Pride Luca Minici, il presidente del Comitato Euro Pride 2027 Alessandro Battaglia, Elena Ferro in rappresentanza di CGIL, CISL, UIL, Cristina Tumiatti in rappresentanza dell’Unione Industriali Torino e la programme officer ITC ILO Elisabetta Vitali.
“Siamo giunti alla terza edizione di questa giornata – ha dichiarato l’assessore Jacopo Rosatelli in apertura del convegno -, che abbiamo voluto introdurre fin dal primo anno di mandato e che oggi fa parte di un vero e proprio calendario civile del rispetto. Celebriamo il Coming Out Day convinti che la visibilità e la possibilità di essere sé stesse e sé stessi, senza nascondersi, rappresentino un diritto fondamentale e una condizione essenziale per la piena realizzazione della persona umana, come sancito anche dalla nostra Costituzione. La storia del movimento LGBTQIA+ a Torino affonda le radici negli anni Settanta e oggi la città può contare su un tessuto associativo vivo e generoso, che sarà protagonista del percorso verso l’EuroPride 2027. Un appuntamento che attendiamo con orgoglio, convinti che rappresenterà una grande occasione di crescita civile, di partecipazione e di trasformazione per tutta la nostra comunità. A volontarie e volontari, attiviste e attivisti va dunque il mio ringraziamento, così come alle funzionarie e ai funzionari del Servizio LGBT della Città di Torino, al mio staff e a quello della vicesindaca Favaro, per l’impegno concreto che rende possibili iniziative come questa”.
“Il luogo di lavoro non è soltanto il posto in cui si svolge una prestazione in cambio di un compenso, ma uno spazio in cui si costruiscono relazioni e si definisce anche una parte della nostra identità – ha dichiarato la Vicesindaca Michela Favaro -. Sul lavoro trascorriamo gran parte del nostro tempo e poter esprimere liberamente la propria identità è fondamentale per creare un clima di fiducia, di partecipazione e di benessere. Dove c’è libertà c’è anche più motivazione e senso di appartenenza. In un momento di transizione come quello che vive la nostra città, anche dal punto di vista del tessuto produttivo e industriale, creare ambienti di lavoro in cui ognuno possa affermare liberamente la propria identità significa rendere più attrattiva la nostra città agli occhi delle nuove generazioni, che rivendicano questi diritti, delle ragazze e dei ragazzi che studiano a Torino e che dovranno scegliere dove vivere la loro vita dopo l’università”.
Il termine coming out significa “uscire fuori”, dichiararsi o rendersi visibili. Si dice che una persona LGBTQIA+ fa coming out quando decide di dichiarare il proprio orientamento sessuale e/o la propria identità di genere in famiglia, tra le amicizie, in ambito lavorativo. Il coming out non è un atto fine a se stesso ma un percorso di consapevolezza che riguarda la persona e tutto il suo contesto.
Il Coming out day è stato istituito nel 1988 negli Stati Uniti per porre fine allo stigma e al silenzio che alimentavano l’omofobia e l’ignoranza. La scelta dell’11 ottobre ricorda l’evento dell’anno precedente, quando, a Washington, si tenne la seconda marcia nazionale per i diritti delle persone omosessuali, manifestazione ribattezzata in seguito “La Grande Marcia” per la sua straordinaria portata.


