I cimiteri di Torino al Salone del Libro: la memoria come patrimonio vivo

Ogni lapide è un racconto, ogni viale del Monumentale conserva una porzione di memoria collettiva. Ma senza qualcuno che conti a leggerle e raccontarle, anche le storie più straordinarie rischiano di dissolversi. È da questa consapevolezza che è scaturito l’incontro del Salone del Libro “Salvare le ragazzine dal mondo”, che ha portato i cimiteri torinesi all’interno dello stand della Città e della Città Metropolitana di Torino.

Il titolo, condiviso con la rassegna curata da Giuseppe Culicchia per AFC – la società che gestisce i servizi cimiteriali della città – richiama da vicino il tema del Salone di quest’anno, “Il mondo salvato dai ragazzini”, ma porta con sé anche una riflessione più ampia. Introducendo l’incontro, il presidente di AFC Andrea Araldi ha spiegato che “salvare le ragazzine” significa riconoscere come il mondo continui a essere, sotto molti aspetti, poco ospitale per le donne, ancora esposte a discriminazioni e pericoli specifici. La memoria e la cultura, ha aggiunto, possono diventare strumenti di consapevolezza e crescita. Le ragazze di oggi, spesso più determinate e consapevoli dei loro coetanei, rappresentano una possibilità di cambiamento, a patto di essere sostenute e valorizzate.

Giuseppe Culicchia ha collegato il tema alla tragica attualità dei femminicidi e delle disparità di genere, sottolineando il ruolo della cultura come strumento di emancipazione. Lo scrittore e presidente del Circolo dei Lettori ha poi richiamato l’attenzione sul valore narrativo del Monumentale, spesso sottovalutato rispetto ai grandi cimiteri europei.

“Perché siamo pronti a viaggiare fino al Père-Lachaise di Parigi per omaggiare Jim Morrison o al cimitero di Highgate a Londra per cercare Marx, mentre ignoriamo la città di pietra che abbiamo in casa?”, ha domandato Culicchia.

Secondo lo scrittore, il Monumentale non è un luogo statico, ma un immenso archivio di storie, dove ogni lapide può diventare l’inizio di un racconto. Tra gli esempi citati, quello di Isa Bluette, ballerina di cabaret che negli anni del primo dopoguerra animava i palchi torinesi diventando una vera e propria icona dell’epoca d’oro dello spettacolo italiano: una figura rimasta impressa nel marmo delle sepolture ma quasi svanita dalla memoria collettiva. Il confronto con i grandi cimiteri europei, ha spiegato, serve proprio a riscoprire il valore culturale e artistico dei cimiteri italiani, autentici musei a cielo aperto.

Nel suo intervento, Culicchia ha inoltre ricordato il legame tra Carlo Fruttero e il Monumentale, citando il ruolo del camposanto torinese ne “La donna della domenica”, il celebre romanzo scritto insieme a Franco Lucentini.

È stata poi la volta della figlia dell’autore, Carlotta, che ha condiviso ricordi personali e aneddoti legati al padre Carlo Fruttero, a partire dal suo approccio libero e curioso verso i libri: dai fumetti alla grande letteratura, senza gerarchie. “Leggere tutto apre la mente”, ha detto, sottolineando come proprio le parole e la lettura siano strumenti fondamentali per comprendere il mondo. La precisione dei vocaboli e la varietà delle letture sono, come ha evidenziato, gli unici strumenti per non farsi sottrarre il pensiero critico e restare liberi.

Sempre legata alla figura del padre è la riflessione sul valore della memoria e dei luoghi che la custodiscono. Carlotta Fruttero ha infatti raccontato il rapporto dello scrittore con i camposanti, vissuti come spazi di suggestione e narrazione: “Esiste un vero turismo dei cimiteri – ha spiegato – ed è un modo straordinario per avvicinarsi alla storia delle città”.

Proprio il turismo cimiteriale è stato uno dei temi centrali dell’incontro. A questo proposito, Renata Santoro ha ricordato il lavoro avviato da AFC già dal 2015 per costruire percorsi guidati e valorizzare il patrimonio storico e artistico dei cimiteri torinesi: “Sempre più persone chiedono visite guidate. Il cimitero continua a essere percepito come luogo della memoria e della cultura”.

Un fenomeno confermato anche dai dati citati durante l’appuntamento: secondo una ricerca nazionale commissionata da SEFIT (Utilitalia), l’83% degli italiani considera ancora i cimiteri luoghi fondamentali della memoria collettiva e desidera che mantengano la loro identità storica e culturale.

L’assessora Chiara Foglietta ha rilanciato il valore culturale e turistico dei cimiteri torinesi: “«”Dobbiamo imparare a viverli come musei a cielo aperto. Dentro questi luoghi ci sono storia, arte, memoria civile e identità della città”. Un invito rivolto non solo ai turisti ma agli stessi torinesi: “Ogni tomba racconta una storia”.

Per rendere questo patrimonio accessibile, sono stati presentati dei segnalibri multimediali con QR code che rimandano ai podcast interpretati dall’attrice Elena Ruzza. Durante l’incontro, Ruzza ha dato voce a Rita Montagnana, madre costituente e anima delle lotte operaie, ricordando la sua capacità di “dire di no” ai padroni e alle ingiustizie per difendere la dignità del lavoro: l’esempio perfetto di una “ragazzina” che ha saputo salvarsi e costruire un mondo nuovo attraverso la partecipazione.

Il percorso culturale proseguirà il 5 giugno al Cimitero Monumentale con “Archivissima”, appuntamento che coinvolgerà studenti del Liceo Coreutico di Torino, AFC Torino, l’Archivio della Tavola Valdese e l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra. Un ulteriore tassello di un progetto che punta a trasformare il Monumentale in uno spazio sempre più aperto alla città, alla cultura e alla partecipazione.