È stata inaugurata oggi, nella sede di Fondazione Merz, la mostra “GAZA, il futuro ha un cuore antico. Materie e memorie del Mediterraneo”, progetto di Fondazione Merz, Museo Egizio di Torino e Musée d’art e d’histoire di Ginevra, con il sostegno CIPEG – Comité international pour l’égyptologie (ICOM) e Città di Torino e con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della Città di Torino. L’esposizione restituisce la profondità storica e culturale di Gaza, crocevia millenario del Mediterraneo, promuovendo una riflessione sul valore universale del patrimonio come memoria condivisa, identità collettiva e responsabilità per il futuro. All’apertura della mostra ha preso parte, per la Città di Torino, l’assessora alla Cultura Rosanna Purchia.
Il progetto, reso possibile grazie all’assenso dello Stato di Palestina, e di Città di Torino, è curato dal comitato curatoriale composto da: Beatrice Merz, Silvano Bertalot, Giulia Turconi – Fondazione Merz; Marc-Olivier Wahler, Béatrice Blandin, Fadel Al Utol – MAH – Musée d’art et d’histoire di Ginevra; Christian Greco, Federico Zaina, Divina Centore – Museo Egizio di Torino. E si avvale dell’apporto del comitato scientifico composto da: Suad Amiry, Paola Caridi, Reem Fadda, Jean-Pierre Filiu, Mahmoud Hawari, Jean-Baptiste Humbert, Tomaso Montanari, Davide Quadrio, Ludovico Scaglione, Salim Tamari.
La mostra mette in relazione una selezione di circa ottanta reperti archeologici del MAH – Musée d’art e d’histoire di Ginevra e del Museo Egizio di Torino – dall’età del bronzo al periodo ottomano – con le opere di sette artisti contemporanei palestinesi e internazionali: Samaa Emad, Mirna Bamieh, Khalil Rabah, Vivien Sansour, Wael Shawky, Dima Srouji e Akram Zaatari. Il progetto è integrato da una selezione di fotografie di Gaza concesse dall’archivio dell’UNRWA – Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi in Asia Occidentale. I reperti in mostra provenienti da Gaza sono una selezione dalla collezione di circa 500 pezzi custoditi temporaneamente presso il MAH di Ginevra su mandato dello Stato di Palestina, inizialmente destinata alla creazione di un museo archeologico in Palestina, progetto rimasto incompiuto a causa dei conflitti che hanno interessato l’area.
Quattro le sezioni tematiche, che accompagnano il visitatore in un percorso attraverso il tempo e lo spazio, intrecciando archeologia, storia e contemporaneità. Nella prima sezione, Passato, presente e futuro in pericolo, si delinea il tema della distruzione del patrimonio culturale: edifici, siti archeologici e monumenti, ma anche le comunità che mantenevano vivi i luoghi. Attraverso un dialogo tra reperti archeologici, opere contemporanee e materiali documentari – tra cui le fotografie raccolte dall’archeologo Fadel Al Utol e il video di Forensic Architecture – si restituisce la frattura tra ciò che è stato e ciò che sopravvive.
I reperti esposti nella sezione Gaza: ponte tra Europa, Africa e Asia testimoniano il ruolo storico di Gaza come snodo strategico nelle reti commerciali e culturali del Mediterraneo e del Levante: ceramiche – tra cui le anfore destinate al “vino di Gaza” e l’olio d’oliva –, monete – esempio dell’ibridazione culturale del territorio – e manufatti provenienti da Egitto, Grecia, Babilonia e penisola arabica raccontano la continuità degli scambi e delle ibridazioni culturali.
In Culture, incontri e dialoghi viene approfondita la dimensione umana degli scambi. I reperti in mostra – oggetti di uso quotidiano, amuleti, ma anche testimonianze più suggestive come il Racconto di Sinuhe – restituiscono frammenti di vita e documentano la circolazione di modelli culturali nel Mediterraneo orientale. Questa vivacità trova espressione nella celebre Scuola di Retorica di Gaza, esempio di una cultura capace di dialogare con il mondo antico e di proiettarsi oltre i propri confini.
Una serie di reperti documenta poi i processi di fusione tra le diverse tradizioni religiose attestate nel territorio di Gaza. In particolare, la sezione Corpi, riti e memorie mette in luce come, anche nelle pratiche funerarie, emerga l’adozione e la rielaborazione locale di modelli egizi, come nel caso dei sarcofagi antropoidi “a pantofola”, che testimoniano un contesto profondamente multiculturale.
La mostra presenta inoltre opere di artisti contemporanei capaci di attivare un confronto diretto con la storia palestinese, facendone emergere complessità e urgenze nel presente. Gli interventi dialogano con i reperti archeologici, aprendo nuove prospettive interpretative e uno spazio di confronto tra tempi e narrazioni. Tra queste, il neon rosso Act III: Molding (2012), A Geography, Another Geography (2008) e In About the Museum (2004–2011), opere dell’artista Khalil Rabah; il film Cabaret Crusades: The Secrets of Karbala (2015) di Wael Shawky; Reimagining Homeland (2023), e In Genocide Kitchen (2024) di Samaa Emad; Seeds out of Concrete (2025) di Vivien Sansour; Grieving in Colors (2024), Sour Wall (2024), Sour Cities (2024), His/story (2023) e Tayammum II (2023) di Mirna Bamieh; On Photography, Dispossession and Times of Struggle (2017) e An Extraordinary Event (2018) di Akram Zaatari; Sacred Dissonance 1-2-3-6-7 (2025) e Phantom Votives (2025) di Dima Srouji.
Il progetto propone infine un calendario di appuntamenti tra talk, workshop, musica, teatro, cinema e presentazioni editoriali, che ampliano e approfondiscono i temi della mostra, in collaborazione con Festival delle Colline, Fondazione Lac o Le Mon San Cesario di Lecce, Fondazione MeNo Palermo, Lettera 22, Libreria Trebisonda di Torino, Museo Archeologico Castromediano di Lecce, Museo d’arte orientale di Torino, Museo Nazionale del Cinema di Torino, Parco arte vivente di Torino, Riwaq Center for architectural conservation, Sesamo, Salone Internazionele del Libro di Torino, Società per gli studi sul Medio Oriente, Università per stranieri di Siena, Tedacà Torino.









