Scambia foto intime con un ragazzo che poi la ricatta. La Polizia Locale lo individua e arresta per violenza sessuale ed estorsione

Alla fine del mese di giugno al Comando della Polizia Locale si è presentata una ragazza ventenne, accompagnata dai genitori, con cui si era confidata e che l’avevano convinta a denunciare. Alle agenti del Nucleo di Prossimità, che l’hanno accolta e ascoltata, ha raccontato una storia che a lungo, per paura e vergogna, aveva tenuto per sé.

Qualche mese prima aveva conosciuto sui social media un coetaneo, con cui era cominciata una relazione virtuale. Nelle chat si erano scambiati foto intime e contenuti sessualmente espliciti e, qualche tempo dopo, sempre sui social, qualcuno l’ha contattata per informarla che questi erano stati diffusi on line. Si è così rivolta a lui che, con la minaccia di diffonderli ulteriormente e sfruttando l’ingenuità e la paura della ragazza, l’ha convinta prima a consegnargli del denaro e poi ad intrattenere rapporti sessuali con un altro uomo, con la promessa che poi li avrebbe cancellati.

Soltanto qualche settimana dopo la vittima ha trovato il coraggio di sfuggire al ricatto e confidarsi con la famiglia, che l’ha convinta a denunciare. Da qui sono partite le indagini della Polizia Locale che hanno permesso di individuare il responsabile e di fornire gli elementi necessari al Pubblico Ministero per richiedere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, arrivata a stretto giro. L’uomo è stato arrestato nelle prime ore del mattino di martedì 14 luglio a Carmagnola, dove era residente. È accusato di violenza sessuale ed estorsione.

Le indagini sono tuttora in corso per individuare eventuali complici e accertare che l’uomo non avesse rivolto le sue “attenzioni” ad altre vittime.

Una vicenda che testimonia l’importanza di trovare il coraggio di denunciare questi reati e del ruolo prezioso di ascolto e supporto alle vittime svolto da un reparto specialistico come il Nucleo di Prossimità. Al Comando di Polizia Locale di via Bologna, uno spazio pensato per le persone che si trovano in difficoltà, dove possano sentirsi a proprio agio nel delicato momento della denuncia di uno dei reati per i quali si attiva la procedura prevista dal “Codice rosso”.

Si rammenta che, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza, il soggetto indagato e nei cui confronti è stata svolta richiesta di applicazione di misura di custodia cautelare personale non è da ritenersi responsabile dei fatti che gli vengono allo stato addebitati sino ad eventuale sentenza definitiva di condanna.