C’è un nuovo tassello nella geografia degli spazi condivisi di Torino. In via Tollegno 52, in Barriera di Milano, il Giardino pubblico Giorgio Amendola cambia pelle e funzione, trasformandosi da semplice area verde a vero e proprio presidio sociale. Non un semplice intervento di riqualificazione urbana, ma il risultato di un percorso partecipato che ha coinvolto cittadini, associazioni e istituzioni con l’obiettivo di restituire al quartiere uno spazio vissuto, accessibile e multifunzionale.
L’inaugurazione, avvenuta ieri pomeriggio con il taglio del nastro ufficiale, ha segnato il completamento del progetto “Ri-creiamo: il giardino che vorrei”, sostenuto dalla Città di Torino attraverso la misura di innovazione sociale ImpatTo, finanziata dal PN Metro Plus, e dalla Fondazione Compagnia di San Paolo. Fin dalle prime ore successive all’apertura, nonostante la pioggia che aveva caratterizzato la giornata fino a ridosso dell’inaugurazione, il giardino ha visto la presenza di residenti, famiglie e curiosi, segno dell’interesse del quartiere per uno spazio capace di unire verde, servizi e socialità
La novità più significativa del progetto è l’applicazione dei principi della neuroestetica. Grazie alla collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino e con l’Accademia di Belle Arti, l’area è stata ripensata studiando il rapporto tra ambiente urbano e benessere psicofisico delle persone. Il risultato è uno spazio progettato per favorire relazioni, ridurre lo stress e migliorare la qualità della permanenza attraverso un equilibrio tra natura, colori, arredi e funzionalità.
Anche la progettazione è nata direttamente dall’ascolto del territorio: oltre 300 questionari compilati dai residenti hanno contribuito a definire bisogni e priorità del quartiere. Oggi il giardino dispone di connessione wifi gratuita, postazioni dedicate allo studio e al lavoro all’aperto, un’aula didattica per incontri e attività formative, oltre a nuove piantumazioni pensate per migliorare biodiversità e microclima urbano.

“L’inaugurazione del giardino della Fondazione Amendola rappresenta un traguardo importante per tutta la comunità, raggiunto grazie a una collaborazione concreta tra istituzioni, associazioni e realtà del territorio” ha dichiarato l’assessora all’Innovazione Chiara Foglietta. “Questo spazio cambia identità: da area poco utilizzata diventa un luogo vivo, aperto, capace di offrire servizi utili e occasioni di incontro quotidiano. È un esempio virtuoso di come il partenariato tra Fondazione Amendola, Gomboc, Panafricando, Mov Art e Panacea possa generare un impatto reale sulla qualità della vita delle persone. Il progetto, ispirato ai principi del New European Bauhaus, mette al centro bellezza, sostenibilità e benessere sociale, dimostrando che la rigenerazione urbana può essere anche uno strumento di inclusione”.
Sulla stessa linea l’assessora alla Rigenerazione Urbana Carlotta Salerno: “Il nuovo giardino è un esempio concreto di come recuperare gli spazi urbani pensando davvero a chi vive il quartiere ogni giorno. Non si tratta soltanto di restituire un’area verde alla città, ma di creare uno spazio accessibile, multifunzionale e capace di rispondere ai bisogni quotidiani delle persone. Il Patto di collaborazione permetterà a questo luogo di restare vivo nel tempo, ampliando l’offerta di servizi e creando nuove opportunità di socialità, studio, lavoro e condivisione all’aperto. Barriera di Milano aveva bisogno di un luogo così: aperto, accogliente e realmente a disposizione della comunità”.
Il giardino sarà infatti gestito attraverso un Patto di Collaborazione con la Città di Torino e la Circoscrizione 6. La Fondazione Giorgio Amendola, capofila del progetto insieme ad Associazione Gomboc, Panafricando, Spazio MOV ART e Panacea Social Farm, coordinerà le attività future e la cura dello spazio.
“Questa inaugurazione non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase”, ha sottolineato Domenico Cerabona -,”Già dalle prossime settimane il giardino ospiterà spettacoli dal vivo, iniziative culturali, attività sociali e appuntamenti aperti al quartiere. L’obiettivo è fare di questo luogo una piazza contemporanea, vissuta quotidianamente da cittadini di tutte le età, uno spazio capace di creare relazioni e rafforzare il senso di comunità”.
