A Giulia di Barolo il primo monumento dedicato a una donna della storia torinese

È stato inaugurato oggi con una cerimonia ufficiale il primo monumento nella storia torinese dedicato ad una donna, la marchesa Giulia di Barolo, fondatrice del Distretto Sociale Barolo che si spese, in modo particolare, per l’aiuto alle donne detenute. 

Realizzato da Gabriele Garbolino Rù con la curatela artistica di Enrico Zanellati, il monumento è una scultura in bronzo in cui sono raffigurate due donne, Giulia di Barolo e una carcerata che lei tiene tra le braccia. L’autore dell’opera, docente dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, ha potuto studiare i ritratti custoditi a Palazzo Barolo, lasciandosi inoltre guidare dalle “Memorie sulle carceri” scritte in prima persona dalla marchesa e realizzando una reinterpretazione contemporanea della sua figura, in dialogo con la maestosa facciata del Palazzo che sostiene la scultura. 

A inaugurarla una cerimonia ufficiale questa mattina alla presenza dell’arcivescovo di Torino, il cardinale Roberto Repole, cui per la Città ha preso parte il sindaco Stefano Lo Russo con gli assessori alla Cultura, ai Monumenti e alle Politiche Sociali Rosanna Purchia, Francesco Tresso e Jacopo Rosatelli. 

Prendono così il via tre giorni di festa, dal 17 al 19 gennaio, con iniziative culturali, spettacoli e visite guidate tra Palazzo Barolo e il Distretto sociale Barolo per la nuova scultura posizionata sulla facciata della storica residenza, all’angolo tra via Corte d’Appello e via delle Orfane. Voluto dall’Opera Barolo per la sua fondatrice e patrocinato da Città di Torino e Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino, il monumento è stato realizzato con il sostegno della famiglia Abbona, titolare dell’azienda vitivinicola “Marchesi di Barolo. Antiche Cantine in Barolo” e il Gruppo Iren ne ha curato l’illuminazione.

“Sono onorato – ha detto il sindaco Stefano Lo Russo – di essere il Sindaco di una città la cui storia ê stata attraversata da figure come questa, che hanno lasciato un’eredità così importante nella solidarietà. In tempi di tensioni, individualismo e disgregazione sociale, che sembrano aver dimenticato che tutti noi potremmo trovarci in una condizione di fragilità, personalità come quella di Giulia di Barolo trasmettono un messaggio davvero importante. E ancor più significativa a mio parere è l’immagine che è stata scelta per raffigurarla ovvero l’abbraccio ad una carcerata, che porta l’attenzione su un tema come quello del carcere, un luogo che dovrebbe riabilitare oltre che allontanare dalla società, una riflessione avviata già centinaia di anni ma ancora oggi attuale e importante”.

L’assessora alla Cultura Rosanna Purchia ha posto l’attenzione sulla prima statua dedicata ad una figura femminile “che inizia così a colmare un grande vuoto torinese e italiano e speriamo possa essere ad esempio per molte altre che verranno, in ricordo di altrettante grandi donne della nostra storia in tutti i settori” mentre l’assessore ai Monumenti Francesco Tresso ha ricordato come questo monumento rappresenti il 223esimo in città “andandosi ad inserire in un patrimonio molto ricco con una rappresentazione che ritrae due figure femminili, in un abbraccio di compassione e tenerezza tra la protagonista e una persona detenuta in un momento di sofferenza”.

Giulia di Barolo (1786-1864) fu instancabile nel suo servizio alle detenute e, insieme al marito Carlo Tancredi, fondò il Distretto Sociale Barolo, come primo luogo di accoglienza per le donne uscite dal carcere, e tante altre realtà di servizio sociale ed educativo, che l’Opera Barolo ha tutt’oggi il compito mantenere vive. Venerabili dal 2015 lei e dal 2018 lui, per Giulia e Carlo Tancredi è in atto il processo di beatificazione.

II programma dettagliato della “tre giorni” e altre informazioni sono disponibili nelle pagine del sito web dell’Opera Barolo.