Navigare su di un sito, completare un acquisto online, leggere un contenuto o ascoltare un messaggio digitale non è sempre, per tutti, un’esperienza semplice. In Italia, in particolare, l’inclusione digitale resta una sfida aperta: 1 persona su 5 dichiara di avere spesso difficoltà a leggere, ascoltare o comprendere ciò che trova online. Questo è il quadro che emerge dalla ricerca condotta da YouGov per AccessiWay, azienda leader in Europa nelle soluzioni di accessibilità digitale, che ha coinvolto oltre 1030 persone per fotografare lo stato dell’arte dell’esperienza digitale nel Paese e che è stata presentata oggi a Torino nell’ambito dei Digital Days nel corso dell’Accessibility Summit cui hanno preso parte numerosi enti pubblici ed aziende.

Per dare un’idea del fenomeno, in Italia le persone che vivono una disabilità, permanente o momentanea, fisica, motoria o neurologica, sono 13 milioni (dati Istat), più del 20% della popolazione, che rischiano così di rimanere escluse e di vedersi private di pari opportunità. La consapevolezza delle barriere digitali è ormai diffusa: l’86% degli italiani ritiene importante che siti, app e servizi digitali siano accessibili a tutte le categorie di persone, incluse quelle con disabilità visive, uditive, motorie o cognitive, anziani e chi possiede un basso livello di istruzione (80%).
L’accessibilità digitale, inoltre, non è più percepita solo come una questione etica o sociale, ma rappresenta anche un vantaggio competitivo strategico per le aziende. Rendere un sito o un’app più usabili, intuitivi e navigabili significa ampliare i pubblici potenziali.
“Quello che emerge dai dati del sondaggio è uno spaccato molto chiaro di una società sempre più consapevole, dove è mancato però, negli ultimi tempi, uno sforzo effettivo per porre fine al problema dell’esclusione digitale. In un Paese che punta alla transizione digitale, che vanta menti brillanti e attività imprenditoriali all’avanguardia, l’accessibilità è un indicatore concreto del progresso in corso – sottolinea Amit Borsok, CEO & Cofounder di AccessiWay – Non si può parlare di innovazione se una parte della popolazione resta esclusa e il momento di agire è adesso. Rendere il digitale accessibile significa garantire pari opportunità di informazione, partecipazione e consumo a tutti i cittadini. Un digitale che esclude è un digitale che fallisce la sua missione di unire, connettere e agevolare il progresso.”
Al summit per la Città di Torino ha preso parte la direttrice generale Alessandra Cimadom, che ha illustrato il lavoro trasversale messo in campo per migliorare l’accessibilità: “Lavorare sull’accessibilità – ha spiegato – è essenziale per una Città che rappresenta la prima interfaccia dei cittadini con la pubblica amministrazione. Questo impegno deve essere ampio e trasversale: non riguarda solo la fruibilità degli spazi fisici, ma anche l’inclusione culturale e linguistica, l’accessibilità digitale e la capacità di accompagnare la comunità nella transizione tecnologica senza lasciare indietro nessuno.
Sul piano dell’accessibilità fisica, l’amministrazione ha nominato un disability manager, sta elaborando il PEBA e programma interventi di riqualificazione dedicati. Parallelamente, all’interno della macchina comunale è in corso un percorso strutturato di formazione: dai corsi specialistici per responsabili e tecnici sulla normativa e sulla progettazione di servizi e contenuti accessibili, fino alle attività rivolte a tutto il personale per diffondere competenze di base sull’accessibilità digitale. Questa crescita interna è accompagnata da una più ampia strategia di innovazione che punta su soluzioni smart e su una digitalizzazione più attenta alle diverse forme di disabilità.
Sul fronte dei servizi ai cittadini, la Città sta ridisegnando il proprio sito istituzionale secondo i criteri AgID e introducendo nuovi strumenti digitali più intuitivi, come un sistema organico di segnalazioni sul verde pubblico. L’impegno per l’inclusione passa anche dai servizi di mediazione linguistica e culturale nelle anagrafi, che facilitano l’accesso ai servizi per le persone con background diversi, e dai punti di facilitazione digitale, pensati per supportare chi ha meno competenze nell’uso degli strumenti online. Contrastare il digital divide è un obiettivo fondamentale: accompagnare la transizione digitale significa garantire che tutti – soprattutto le fasce più fragili – possano accedere ai servizi, partecipare alla vita civica e beneficiare delle opportunità offerte dall’innovazione”.
