La seconda giornata a Casa Tennis si è aperta con un talk con Lodo Guenzi, cantautore, attore e frontman de Lo Stato Sociale. Tra musica, teatro e cinema, Guenzi è oggi una delle figure più originali della scena artistica italiana, capace di unire impegno, ironia e sensibilità in un percorso che attraversa diversi linguaggi.

Sul palco di Casa Tennis, il musicista bolognese ha portato il suo sguardo ironico e profondo sul rapporto tra arte e sport, intrecciando riflessioni sul talento, la fatica e la bellezza della competizione: “Esiste il fallimento, altrimenti non esiste il tentativo. Se non c’è gara, non c’è niente. È qualcosa che devi riconoscere ed è necessario per avere una reazione”. Tra ricordi, autoironia e filosofia del “provare e sbagliare”, Guenzi ha raccontato il suo modo di vivere la scena, spiegando come il palco resti per lui un luogo di libertà assoluta: “Quando salgo sul palco mi sento libero, al sicuro. È un’oasi, come l’isolotto di Super Mario: lì so che ci sarà piacere e libertà”.
Il confronto si è poi spostato sul suo impegno nel teatro, che “Ha un grande vantaggio: quello che fai resta in quel momento, non finisce in un video su TikTok. È una forma di rapimento, di autenticità. Le persone si stanno stancando della superficie: prima o poi cercheranno cose più vere”.
Una riflessione che si estende anche allo sport, dove – osserva Guenzi – la dimensione del gioco e della scoperta si sta riducendo sempre più: “Nello sport, come in tanti altri ambiti, già a 13 anni devi essere funzionale a un sistema. Si è perso quel tempo in cui fai le cose solo per piacere, per capire chi sei”.
Ripercorrendo la sua carriera, Lodo ha parlato della molla della curiosità come motore del cambiamento: dalla pittura alla musica, dal teatro al cinema: “Io non riesco a non imbattermi in cose di cui dubito di essere capace. Mi attraggono le sfide che forse non riuscirò a vincere”.
Non sono mancati riferimenti alla partecipazione al Festival di Sanremo 2018 con Lo Stato Sociale, e un secondo posto in classifica tra i big con “Una vita in vacanza” con un brano solo all’apparenza disincantato. Ma il ricordo più bello è legato all’esibizione con le targhette con i nomi – poi si scoprirà – di cinque operai cassintegrati di Pomigliano d’Arco: “È una delle cose di cui vado più orgoglioso. Lo abbiamo fatto per gioco, con leggerezza, e invece ha avuto un senso profondo. È successo tutto senza calcolo, ed è per questo che ha funzionato”.
Proprio la leggerezza è diventata, per Guenzi, una chiave per affrontare i giorni d’oggi: “Abbiamo un terribile bisogno di smettere di prenderci troppo sul serio. Non siamo al centro del mondo. Pensiamo di dover dare indicazioni agli altri, ma non è così”.
Tra altri aneddoti e riflessioni, Lodo ha raccontato come la sua ispirazione nella scrittura arrivi spesso da un malessere, ma anche dal desiderio di liberarsene attraverso la scrittura: “Quando sto male scrivo, e poi sto un po’ meglio. La canzone più importante che ho scritto è nata qui, a Torino proprio qui, in piazza Filiberto, per una ragazza torinese. Dopo averla scritta, mi sono liberato di un’ossessione”.
L’incontro si è chiuso con uno sguardo al presente: Guenzi è pronto a tornare in tournée con lo spettacolo “Morte accidentale di un anarchico”, tratto dal celebre testo di Dario Fo.
