“Oggi abbiamo fame di verità”. Ha scelto di iniziare con questa semplice, ma significativa frase, il suo discorso Don Luigi Ciotti, rivolgendosi alle 50mila persone assiepate in una piazza Vittorio Veneto stracolma di persone, in occasione della 31ª edizione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, promossa da Libera. La rete nazionale di associazioni, cooperative sociali, movimenti e gruppi, scuole, sindacati, diocesi e parrocchie, gruppi scout, coinvolti in un impegno contro le mafie, la corruzione, i fenomeni di criminalità, quest’anno, ha scelto Torino come piazza nazionale della manifestazione.

“Noi su questa piazza, oggi, qui a Torino, ci chiediamo di cosa abbiamo fame – dice il presidente di Libera Don Luigi Ciotti –. Abbiamo fame di verità. L’omertà uccide la verità, la giustizia e la speranza. È un nostro diritto sapere, non essere ingannati e manipolati dai poteri forti, dalle parole vuote, dai silenzi complici. La democrazia non può vivere senza verità, con i depistaggi, con chi sapeva e ha taciuto. Il male ha tre grandi complici: silenzio, indifferenza e inerzia. Per questo è importante la memoria che oggi è ancora viva, ma ha un costo. Costa fatica e inquietudine, ma ci chiede di risarcire il dolore innocente, di dare corpo alla giustizia negata, di portare alla luce le verità nascoste. Oggi siamo in tanti, siamo la memoria che cammina, stiamo camminando insieme da anni e la nostra memoria cammina. Siamo la speranza che non si arrende perché quando perdiamo memoria perdiamo noi stessi, perdiamo l’anima.

L’intervento di Don Ciotti è stato anticipato dalla toccante lettura dei nomi delle 1117 vittime innocenti delle mafie, accompagnata da violini, violoncelli e chitarre. Il primo a salire sul palco allestito in piazza Vittorio Veneto è stato il sindaco della Città di Torino Stefano Lo Russo che ha letto i primi 12 nomi delle vittime: “Vogliamo ricordarle tutte. Le vittime innocenti delle mafie e delle stragi, quelle di cui conosciamo le storie, quelle di cui sappiamo solo il nome e le tante delle quali non abbiamo ancora conoscenza. È un grande orgoglio per Torino e per la nostra comunità cittadina ospitare la 31ª Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, promossa dall’associazione Libera – prosegue il Sindaco –. Dopo vent’anni la città torna ad accogliere un evento nazionale dal significato profondo, che rappresenta un momento di riflessione, di testimonianza e di partecipazione collettiva per tutto il nostro Paese. La lotta alle mafie e all’illegalità richiede un impegno quotidiano e condiviso, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei quartieri, nelle associazioni ed è con questa consapevolezza che, come Comuni, vogliamo continuare a dare il nostro contributo per costruire una cultura della legalità vera e diffusa. Leggere insieme i nomi delle vittime innocenti delle mafie rinnova la memoria e ci ricorda che non c’è giustizia senza verità, non c’è futuro senza legalità. È stato un momento di ricordo e incontro con i familiari delle vittime e di partecipazione attiva, nella consapevolezza che la costruzione di una cultura della legalità parte dal nostro impegno collettivo”.
Dopo il sindaco, anche la vicesindaca della Città di Torino Michela Favaro, ha letto i nomi delle vittime. Presente tra il pubblico l’assessore alla Legalità della Città di Torino Marco Porcedda. A salire sul palco si sono susseguiti istituzioni, imprenditori, uomini di giustizia, familiari delle vittime. Ma anche comici come Luciana Littizetto e Pif che, insieme a Giancarlo Caselli, ex magistrato e saggista torinese, hanno terminato la lettura dei nomi.
Gli interventi sul palco erano iniziati con un toccante momento musicale grazie ai bambini e ai ragazzi di due orchestre dell’associazione Orme, l’ente culturale di Torino, attivo dal 2009 in zona Barriera di Milano, che promuove l’impegno civile e la legalità attraverso arte, teatro e musica. I giovani musicisti hanno suonato due brani, tra cui un medley che comprendeva l’ormai famosa canzone “Cento Passi” dei Modena City Ramblers. Subito dopo l’intervento del presidente nazionale di Avviso Pubblico Roberto Montà che ha snocciolato gli inquietanti numeri legati alle infiltrazioni mafiose e le importanti testimonianze di Cristina Caccia, figlia di Bruno Caccia, procuratore della Repubblica di Torino, ucciso il 26 giugno del 1983 dall’ndrangheta, e di Nino Quattrone, figlio dell’ingegnere Demetrio Quattrone, ucciso il 28 settembre 1991, a Villa San Giuseppe, una frazione di Reggio Calabria, in un agguato di ‘ndrangheta
La mattinata era iniziata, alle 9, con la partenza del corteo da piazza Solferino. Un fiume di persone che si è riversato lungo via Pietro Micca, piazza Castello, viale 1° Maggio, viale dei Partigiani, corso San Maurizio, lungo Po Cadorna, per poi confluire in piazza Vittorio Veneto, dove è spuntato anche il sole.





