Da 20 iscritti nel 1975 a 87mila nel 2026. E ora un nuovo obiettivo: raggiungere quota 100 mila nei prossimi dodici mesi. A più di cinquant’anni dalla nascita sotto la Mole, UNITRE apre una nuova fase della propria storia e sceglie ancora una volta il capoluogo piemontese per lanciare le sfide dei prossimi anni: allargare ulteriormente la propria comunità e trasformare l’esperienza quotidiana di decine di migliaia di associati in uno strumento per comprendere come stia cambiando il modo di vivere l’allungamento della vita.
Le nuove sfide dell’UNITRE sono state presentate questa mattina nella Sala Carpanini di Palazzo Civico, in occasione dell’apertura ufficiale dell’Anno Accademico, alla presenza dei 33 Consiglieri Nazionali arrivati da tutta Italia. Al centro dell’incontro, insieme alla volontà di far conoscere l’Università delle Tre Età a un pubblico sempre più ampio, l’annuncio di una grande ricerca che sarà sviluppata attraverso il coinvolgimento di importanti realtà scientifiche, istituzionali, sanitarie, sociali ed economiche.
È proprio a Torino che tutto ha avuto inizio. Nel 1975 nasce la prima Università della Terza Età italiana: appena 20 iscritti e due corsi, dedicati a psicologia e medicina e a storia e arte del Piemonte. Nel 1982, sempre a Torino, viene costituita l’Associazione nazionale.
“Siamo davvero molto contenti – ha detto il sindaco Stefano Lo Russo, intervenuto alla presentazione – che, cinquant’anni dopo la nascita della prima Università della Terza Età proprio a Torino, l’associazione nazionale UNITRE abbia scelto ancora una volta la nostra città per inaugurare il nuovo anno accademico e, insieme, festeggiare questo traguardo così importante. In mezzo secolo l’associazione ha messo a disposizione degli iscritti a Torino e in molte altre parti d’Italia tante opportunità per conoscere e approfondire nuove materie ma anche conoscersi e stare insieme. In un contesto demografico che vede un invecchiamento progressivo della popolazione realtà come queste sono sicuramente preziose per accompagnare una nuova fase della vita in cui continuare ad essere protagonisti attivi e trovare nuove passioni cui dedicare il proprio impegno”.
Da quella prima esperienza a Torino 50 anni fa è cresciuta una rete che oggi conta 87 mila associati e 360 sedi distribuite capillarmente in tutta Italia, oltre alla presenza di sedi all’estero. Il Piemonte resta il cuore storico di questa esperienza e uno dei territori nei quali UNITRE è maggiormente radicata, con circa 35 mila associati, di cui oltre 4.800 a Torino, ma la dimensione raggiunta dall’associazione racconta ormai una realtà pienamente nazionale, costruita grazie all’attività delle sedi e all’impegno di migliaia di persone che mettono volontariamente a disposizione tempo, conoscenze e competenze. La sfida, adesso, è arrivare a 100 mila associati entro il 2027.
“Centomila associati non sono per noi semplicemente un traguardo numerico – sottolinea Piercarlo Rovera, presidente nazionale UNITRE –. Significano centomila persone che scelgono di continuare a imparare, incontrarsi, partecipare e mettere in circolo conoscenze ed esperienze. UNITRE è nata oltre cinquant’anni fa da un’intuizione straordinariamente moderna e oggi vogliamo farla conoscere anche a chi non sappia ancora che nelle nostre sedi può trovare cultura, relazioni, occasioni di crescita e un modo attivo di vivere ogni fase della vita”.
Ogni anno nelle sedi UNITRE vengono proposti oltre 15 mila corsi, che attraversano praticamente ogni campo del sapere e dell’esperienza: dalla storia alla filosofia, dalla letteratura alle lingue straniere, dall’arte alla musica e al teatro, dalla medicina e dalla prevenzione alla psicologia, dal diritto all’economia, dall’informatica e dalle nuove tecnologie alle scienze, fino ai laboratori artistici e creativi, all’attività motoria e alle iniziative dedicate alla conoscenza dei territori. A questi si affiancano conferenze, incontri, visite culturali, attività sociali e numerose occasioni di partecipazione e socializzazione. Non soltanto lezioni, quindi, ma una comunità nella quale conoscenze ed esperienze vengono condivise e le persone continuano a essere protagoniste della vita sociale e culturale dei propri territori.
Tra le principali novità presentate a Palazzo Civico c’è l’avvio della “Ricerca sulla longevità attiva e Rapporto Nazionale Unitre – Prima edizione dell’Osservatorio con focus su Piemonte e Torino”, che prevede la somministrazione di un questionario agli associati UNITRE di tutta Italia. L’obiettivo è superare una rappresentazione dell’invecchiamento concentrata prevalentemente su fragilità, assistenza e domanda sanitaria, per comprendere invece come stiano cambiando bisogni, comportamenti, aspettative e progetti di vita delle persone adulte e anziane. Salute e prevenzione, autonomia, benessere psicologico, solitudine e relazioni, famiglia, condizioni economiche, risparmio e previdenza, protezione e capacità di affrontare gli imprevisti. E poi consumi, rapporto con i servizi bancari e finanziari, tecnologia e competenze digitali, mobilità, abitare, cultura e formazione permanente, volontariato, partecipazione sociale e rapporto tra generazioni saranno alcuni degli ambiti indagati.
“Viviamo più a lungo – ha sottolineato Biagio Ingignoli, presidente di UNITRE Torino e Consigliere Nazionale, che farà parte del comitato scientifico – ma sappiamo ancora troppo poco di come questo tempo in più stia cambiando concretamente la vita delle persone. Vogliamo capire come evolvono i bisogni, ma anche le aspettative, le relazioni, i consumi, il rapporto con la salute, con la tecnologia e con i servizi. La forza di questa ricerca sarà mettere insieme la capacità di ascolto di una rete presente in tutta Italia con un metodo scientifico rigoroso. L’obiettivo non è produrre soltanto dati, ma conoscenza che possa essere utile a chi deve immaginare le politiche, i servizi e le città di una società sempre più longeva”.
I dati confluiranno nel primo Rapporto Nazionale UNITRE sulla Longevità Attiva e saranno successivamente presentati pubblicamente con un grande evento a Torino. Ma il progetto guarda già oltre la prima edizione. La ricerca rappresenterà infatti il punto di partenza per la costruzione di un Osservatorio permanente sulla longevità attiva, con l’obiettivo di ripetere periodicamente la rilevazione, costruire indicatori confrontabili e osservare nel tempo l’evoluzione dei comportamenti, dei bisogni e delle aspettative.
