Ci sono targhe davanti alle scuole, lapidi sui muri dei quartieri, nomi che Torino continua a custodire nei luoghi attraversati dalla violenza del terrorismo. Tracce silenziose di una stagione che segnò profondamente la città e il Paese, ma anche della risposta democratica che seppe opporsi alla paura. Dalle strade della città il ricordo si è spostato questa mattina nella Sala Rossa di Palazzo Civico, dove si è svolta la cerimonia in ricordo delle vittime del terrorismo promossa dalla Città di Torino insieme alle associazioni dei familiari e delle vittime.

Accanto al gonfalone della Città, decorato di medaglia d’oro al valor militare, erano presenti anche i gonfaloni della Regione Piemonte e della Città metropolitana di Torino. Ad aprire gli interventi è stato il vicepresidente vicario del Consiglio comunale Domenico Garcea, che ha ricordato come Torino sia stata “uno dei principali teatri degli anni di piombo”, attraversata da attentati e aggressioni che colpirono forze dell’ordine, magistrati, giornalisti, lavoratori e cittadini comuni. “Ricordare oggi – ha detto – significa riaffermare che nessuna ideologia può giustificare il terrorismo”.
Nel suo intervento il vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte e presidente del comitato ‘Resistenza e Costituzione’ Domenico Ravetti ha allargato lo sguardo all’insieme delle vittime del terrorismo nazionale e internazionale, richiamando non solo gli anni della violenza politica in Italia, ma anche gli attentati di matrice islamista, come quello al Museo del Bardo di Tunisi nel 2015, in cui persero la vita anche i torinesi Antonella Sesino e Orazio Conte. Ravetti ha ricordato il ruolo del Comitato Resistenza e Costituzione nato nel 1976 per promuovere una risposta culturale ed educativa contro il terrorismo, sottolineando come “quando la democrazia è in difficoltà, le istituzioni devono essere unite senza strumentalizzazioni e divisioni”.
Ampio spazio è stato dedicato al lavoro delle associazioni delle vittime. Giovanni Berardi, presidente dell’Asevit, ha ripercorso il contesto del 1976, anno simbolico nell’escalation della violenza terroristica, mentre Flavio Fossat, vicepresidente di Aiviter, ha ricordato l’impegno dell’associazione nata a Torino nel 1985 per sostenere le vittime e custodire la memoria nelle scuole e nelle istituzioni.
A chiudere la cerimonia è stata l’assessora Chiara Foglietta, che ha richiamato il legame profondo tra la città e i luoghi della memoria disseminati nei quartieri torinesi. “Gli anni del terrorismo squarciarono la città in tutti i suoi quartieri e non lasciarono scampo a nessuno”, ha ricordato, sottolineando il valore dell’unità democratica che permise alla città di resistere in una stagione segnata dalla paura e dalla violenza. “Questo impegno – ha aggiunto – continua oggi nel lavoro delle istituzioni e delle associazioni per trasmettere alle nuove generazioni i valori della solidarietà, della giustizia sociale, della pace e del dialogo.
È proprio in questo passaggio di testimone che la memoria si fa monito e dovere quotidiano, riaffermando la difesa della democrazia e il rifiuto ogni violenza come pilastri della comunità.






