Dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027 il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, la Fondazione Merz e la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino presenteranno Marisa Merz – La danza delle ore, grande mostra dedicata al centenario della nascita dell’artista. Realizzata grazie al sostegno della Fondazione CRT, la retrospettiva è curata da Chiara Bertola, Sébastien Delot, Francesco Manacorda, Beatrice Merz, Chiara Parisi e Marianna Vecellio e riunisce un insieme straordinario di opere, alcune delle quali inedite, per ripercorrere la ricerca e l’eredità di una delle figure più importanti dell’arte italiana del Novecento. La presentazione si è tenuta questa mattina al Museo del ‘900 di Milano, alla presenza degli assessori alla Cultura delle Città di Torino e Milano Rosanna Purchia e Tommaso Sacchi.
La mostra nasce dalla collaborazione tra tre istituzioni del territorio e riunisce un insieme straordinario di opere, alcune delle quali inedite, per ripercorrere la ricerca e l’eredità di una delle figure più importanti dell’arte italiana del Novecento. Il progetto propone un percorso ampio e difficilmente replicabile nella sua completezza, pensato per restituire la continua evoluzione dell’opera di Marisa Merz. I tre capitoli espositivi approfondiscono aspetti diversi della sua pratica: il processo creativo e l’uso dei materiali, il tempo quotidiano come dimensione dell’arte, la casa come spazio di lavoro e trasformazione, la relazione tra spazio fisico e dimensione interiore.
Al Castello di Rivoli, il percorso curato da Francesco Manacorda e Marianna Vecellio avrà come fulcro la ricostruzione dell’installazione E il naufragar m’è dolce in questo mare, presentata da Marisa Merz nel 1980 alla galleria torinese Tucci Russo e alla 39. Biennale Arti Visive di Venezia, insieme a lavori di artiste invitate a dialogare con alcuni elementi della sua pratica. Alla Fondazione Merz, Beatrice Merz e Sébastien Delot presenteranno una selezione di opere dedicate al processo, alla trasformazione e all’uso dei materiali. Alla GAM, il capitolo curato da Chiara Bertola e Chiara Parisi si concentrerà sulla dimensione più intima e domestica della ricerca dell’artista, con un percorso che prenderà avvio dal concetto di casa-studio-laboratorio e restituirà al pubblico, dopo un attento restauro del Centro di Conservazione e Restauro di Venaria, l’opera in collezione GAM Living Sculpture, 1966.
“La mostra al Castello – osservano Francesco Manacorda e Marianna Vecellio – pone l’accento sulla dimensione ambientale della pratica di Marisa Merz, dando vita a un racconto polifonico che parla del cielo e del volo, di universi paralleli e della sfera lunare, spirituale, nonché femminile”.
“La Fondazione Merz – dicono Beatrice Merz e Sébastien Delot – con questa mostra si configura come un luogo privilegiato dedicato all’inedito e alla ricerca della sperimentazione: uno spazio in cui il visitatore può accedere alla sfera più nascosta dell’artista, ai suoi pensieri germinali, alle intuizioni e al dialogo silenzioso che accompagna la nascita delle opere. Quello che si rivela è un linguaggio espressivo profondamente personale, in cui alto e basso, cultura colta e popolare, pratiche artistiche e quotidiane si intrecciano per dar vita a opere sorprendenti, segnate da una forza sottile”.
“La mostra alla GAM – dichiarano Chiara Bertola e Chiara Parisi – si configura come uno spazio intimo e accogliente, capace di evocare la dimensione domestica. Importanti opere storiche convivono con momenti di raccoglimento e introspezione, visualizzando processi creativi aperti e in continua evoluzione. Il percorso diventa così metafora del fare artistico che si nutre di relazioni e di tempo, in cui ogni elemento contribuisce alla creazione dell’opera”.






