“Edward Weston. La materia delle forme”, in mostra a CAMERA oltre 170 scatti del maestro della fotografia moderna

Arriva per la prima volta a Torino e in Italia, dopo le tappe di Madrid e Barcellona, la mostra “Edward Weston. La materia delle forme“. Organizzata da Fundación Mapfre in collaborazione con CAMERA – Centro Italiano per la fotografia, che la ospita nei suoi spazi in via delle Rosine 18, apre al pubblico oggi, giovedì 12 febbraio, con un incontro di approfondimento in compagnia del curatore Sérgio Mah.

In esposizione 171 immagini, molte delle quali vintage, che ripercorrono tutte le fasi della produzione di Edward Weston (Illinois, 1886 – California, 1958), con una selezione delle prime edizioni dei libri pubblicati dall’autore nel corso della sua vita. Il percorso espositivo è arricchito dal cortometraggio The Photographer, del regista Willard Van Dyke (26’, Stati Uniti, 1948), che offre uno sguardo ravvicinato sull’ultimo periodo di attività di Weston, sul suo metodo di lavoro e il suo processo creativo. La mostra propone così una visione articolata ed estesa sull’eredità di una delle figure di spicco della fotografia moderna nordamericana, ponendosi come un contrappunto estetico e concettuale al modernismo delle prime avanguardie fotografiche europee.

Edward Weston (1886–1958), nato in Illinois e attivo in California fin dagli inizi del Novecento, apre uno studio a Tropico nel 1911 e si afferma nei circuiti espositivi nazionali e internazionali. Cofondatore dei Camera Pictorialists di Los Angeles, evolve presto verso soluzioni più astratte. Tra il 1923 e il 1926 soggiorna a Città del Messico con il figlio Chandler e Tina Modotti: è la svolta decisiva, con l’abbandono del pittorialismo e la definizione di uno stile rigoroso, fondato su precisione formale e centralità dello scatto. Rientrato in California, realizza celebri nudi (tra cui quello del 1936 a Charis Wilson), nature morte e paesaggi; nel 1937 è il primo fotografo a ricevere la Guggenheim Fellowship.

Dal 1927 approfondisce nature morte in cui gli oggetti — come il Peperone n. 30 — diventano forme pure, mentre dalla fine degli anni Venti il paesaggio dell’Ovest americano assume un ruolo centrale, con visioni epiche e contemplative (Oceano Dunes, Death Valley, Point Lobos). Nel 1941 lavora a un’edizione illustrata di Leaves of Grass, progetto interrotto dall’attacco a Pearl Harbor. Colpito dal Parkinson dal 1945, è celebrato nel 1946 con una grande retrospettiva al MoMA; scatta l’ultima fotografia nel 1948 e muore nel 1958. Pioniere della modernità fotografica, con la grande formato e il bianco e nero costruisce un’opera essenziale e iconica, decisiva per l’affermazione della fotografia nella cultura visiva contemporanea.