Carte, pergamene, catasti e mappe, che offrono un ritratto vivido della Torino medievale, un’epoca di fermenti sociali e politici, crisi e trasformazioni. Torino torna a sfogliare le sue pagine più antiche grazie alla mostra “Il Trecento a Torino nell’Archivio della Città. I 700 anni del primo volume degli Ordinati”, a cura dell’Archivio Storico della Città di Torino.

“Questa mostra rappresenta un’occasione preziosa per riscoprire il passato della nostra città attraverso documenti che testimoniano sette secoli di storia civica – dichiara l’assessora alla Cultura della Città di Torino Rosanna Purchia -. Queste preziose carte ci raccontano come la comunità torinese abbia saputo organizzarsi, affrontare trasformazioni e crisi, costruendo nel tempo un’identità forte e condivisa. L’Archivio Storico è uno scrigno di conoscenza che si apre alla cittadinanza, rafforzando il legame tra passato e presente. Un sentito ringraziamento va alla responsabile dell’Archivio Storico Paola Traversi, alla dirigente Chiara Bobbio e a tutte le persone che con passione e professionalità hanno reso possibile questa esposizione e l’apertura straordinaria di oggi”.
Attraverso preziosi documenti medievali conservati all’Archivio Storico della Città di Torino e raramente esposti al pubblico, la mostra “Il Trecento a Torino nell’Archivio della Città. I 700 anni del primo volume degli Ordinati” racconta il quadro della vita amministrativa e quotidiana nella civitas Taurini del basso Medioevo. Un periodo turbolento caratterizzato da contese politiche, instabilità negli assetti socio-economici, epidemie, carestie, crisi demografiche e del sistema produttivo.
La mostra prende spunto dalla ricorrenza dei 700 anni del primo dei “Liber consiliorum” conservati in archivio e giunto fino a noi. Si tratta del volume degli Ordinati del 1325, esposto con l’occasione insieme ad altri volumi significativi degli Ordinati del Trecento. Gli Ordinati, redatti su carta e rilegati in pergamena, raccolgono i verbali delle adunanze del Maggior Consiglio, l’equivalente dell’attuale Consiglio Comunale, e del Minor Consiglio. L’Archivio Storico della Città di Torino conserva gli Ordinati fino al 1848, quando Carlo Alberto rende elettivo il consiglio. Da tale data la serie continua, fino al giorno d’oggi, come Atti Municipali. L’intero fondo documentario civico copre, quasi ininterrottamente, settecento anni di storia della Città e si tratta di una fonte che vanta una continuità e una coerenza che raramente si trovano in analoghe serie archivistiche degli altri comuni d’Italia.
Grande risalto hanno lo straordinario documento delle franchigie, corredato da cinque sigilli, concesse alla Città dal conte Amedeo VI di Savoia nel 1360, e gli statuti, emanati nello stesso anno, che hanno regolato la vita dei torinesi per quasi cinque secoli. Quest’ultimo prezioso documento, tesoro e testimonianza storica della Città, è soprattutto conosciuto come “Codice della Catena” per la catena di ferro a cui era assicurato da fine Quattrocento per evitarne la trafugazione durante l’esposizione e la libera consultazione da parte dei cittadini presso la sede comunale.
Il percorso prosegue con il “Liber pactiorum” del 1280, i giuramenti di fedeltà e gli obblighi assunti dai forestieri che dimoravano a Torino nei confronti della Città, e un esemplare datato 1363 del Catasto medievale, strumento con il quale venivano calcolate le tasse relative ai beni immobili dei torinesi. Inoltre, è esposto il “Codice Maria”, dal nome della Vergine, volume membranaceo contenente copia di atti emessi fra il 1239 ed il 1543 che riguardano gli interessi della Città. Ancora le pergamene con le gabelle del sale e del vino, sempre relative al XIV secolo, e il Rendiconto del Massaro, l’istituzione cittadina deputata al bilancio della città medievale. Tra i documenti sarà anche esposta la celebre pianta di Torino di Giovanni Caracha, la più importante e prima fedele veduta della Città a volo d’uccello, risalente al Cinquecento, e una tavola del Catasto Gatti, commissionato dalla municipalità torinese nel 1820 per mappare il tessuto urbano cittadino. Grazie a questi ultimi documenti e ad altri disegni, stampe e rilievi presentati in mostra, provenienti dalla Collezione Simeom, sarà possibile per il visitatore compiere un viaggio nel tempo attraverso le trasformazioni urbanistiche della città negli ultimi secoli.
Nel Trecento Torino era una città di piccole dimensioni (circa 5.000 abitanti) ma importante crocevia di scambi economici e culturali, oltre che sede episcopale. I conflitti dinastici tra i Savoia e gli Acaia, le alleanze e le dispute per i confini, le complicate relazioni con i marchesi di Saluzzo e di Monferrato, gli Angioini e i Visconti influirono sulla comunità e le sue istituzioni. L’impianto era ancora quello di età romana: occupava un’area rettangolare di circa 800 x 700 metri, con sistema viario e tessuto urbano a maglie regolari fondato sugli originari cardo e decumano, con mura, torri e porte. Nel basso Medioevo la creazione di alcuni percorsi obliqui nell’area dei mercati e di una grande piazza nella zona dell’attuale piazza Castello modificò alcuni isolati, ma non il complessivo paesaggio urbano, fortemente rurale, nel quale spiccavano edifici simbolici del potere politico e religioso ma era del tutto assente quello civico. Infatti il Comune non ebbe un palazzo proprio fino al 1375, quando si provvide all’acquisto di una casa con torre in un’area vicina all’attuale sede.
Prima di allora, le attività erano state itineranti, ospitate presso chiese o il convento dei Frati Minori (attuale San Francesco d’Assisi) o dimore di famiglie dell’antica aristocrazia. L’assenza di un punto di riferimento monumentale per il potere civico nel tessuto urbano deriva dal fatto che Torino non aveva un’autonomia piena, ma era assoggettata al controllo politico del Vicario e del Giudice, funzionari scelti dall’autorità signorile.
La selezione di documenti particolarmente significativi in mostra offre suggestioni per la comprensione del contesto sociale, urbanistico, economico e politico locale. Si intende così valorizzare e rendere accessibile a un vasto pubblico un patrimonio di carte preziose, spesso di difficile lettura e interpretazione, nell’auspicio di suscitare ulteriore interesse per l’Archivio, custode della memoria cittadina.
