L’incontro tra arte e cinema è il fulcro della mostra “Manifesti d’Artista”, inaugurata questa mattina al Museo Nazionale del Cinema di Torino. L’esposizione, allestita nella Mole Antonelliana, proporrà fino a febbraio 2026 dieci manifesti firmati da celebri pittori e disegnatori quali Rodčenko, Prampolini, Baj, Guttuso, Scarpelli, Toddi e Vera D’Angara, e sarà l’occasione per celebrare la straordinaria collezione del museo, composta di oltre 540 mila manifesti.
“Torino, città da sempre legata al cinema, trova nel Museo Nazionale del Cinema un custode prezioso della storia e delle testimonianze che raccontano la creatività italiana e internazionale – ha dichiarato l’assessora alla Cultura Rosanna Purchia -. Con questa mostra il Museo il Museo valorizza un patrimonio di opere di grande bellezza e significato e offre un’opportunità unica per scoprire come grandi artisti, da Rodchenko a Prampolini, da Guttuso a Baj, abbiano saputo trasformare semplici affissi promozionali in veri e propri capolavori. Opere che raccontano epoche, correnti artistiche e impegno sociale”.
Il Futurismo degli anni Dieci del Novecento si manifesta nelle esplosive e colorate creazioni di Scarpelli per il film Il sogno di Don Chisciotte così come nell’elegante esecuzione di Prampolini per Thaïs, considerato l’unico film italiano futurista sopravvissuto. Con Toddi e Vera D’Angara, coppia di artisti fra le più originali della storia del cinema e dell’illustrazione, si gode della raffinatezza grafica degli anni Venti votata alla piacevolezza estetica.
Lontano da ogni cedimento estetico ma, al contrario, manifestazione di un chiaro messaggio politico è il celebre manifesto de La corazzata Potëmkin ideato dal russo Rodčenko, fondatore del Costruttivismo. Un affisso di grande potenza visiva, rarissimo, considerato fra i più emblematici della fusione fra cinema e arte.Se la stagione del cinema muto è testimoniata da opere così rappresentative, anche l’epoca del sonoro ha avuto i suoi manifesti d’artista. I registi Giuseppe De Santis, Francesco Rosi, i fratelli Taviani hanno scelto di affidare ai pittori Guttuso e Baj la realizzazione di materiali pubblicitari che, uscendo dai canoni tradizionali della promozione cinematografica, divengono interpretazioni personali e autoriali. Arte e cinema camminano parallelamente, a volte si incontrano, si scambiano i ruoli, raccontando quella ricerca di sperimentazione che in realtà è una potente affermazione artistica.






