Torino, al via il Festival dell’Accoglienza 2026: “La mitezza è disarmante”

Questa mattina, nella sala Carpanini di Palazzo Civico, è stata presentata la sesta edizione del Festival dell’Accoglienza. Titolo dell’edizione 2026, “La mitezza è disarmante”: “una scelta – spiega il responsabile dell’iniziativa, Sergio Durando – che nasce dalla riflessione su come si vada affermando e sia sempre più diffuso ad ogni livello – dai rapporti tra le singole persone a quelli che coinvolgono intere comunità – un modo di comportarsi, di comunicare e di relazionarsi sempre più violento, aggressivo, urlato, addirittura disumano in alcuni contesti. Ciò determina che le questioni da affrontare, non di rado, si trasformino in terreno di divisione, sopraffazione e occasione di scontro con effetti distruttivi, anziché essere opportunità di dialogo e confronto costruttivo”.

Alla presentazione del fitto calendario di eventi ha preso parte il sindaco di Torino Stefano Lo Russo che, insieme all’Arcivescovo della città Roberto Repole, ha portato i suoi saluti agli organizzatori. “In questi ultimi mesi è stato sdoganato un lessico crudele. C’è stata un’accelerazione globale nell’attacco a principi che personalmente credevo fossero patrimonio comune, come quelli della coesione sociale o dell’attenzione ai più deboli. Questa dimensione ultimamente è stata ribaltata: la persona in difficoltà, nelle parole di qualcuno, viene trasformata in un problema per la società. Questo è un passaggio culturale che, se non stiamo attenti, rischia di diventare pervasivo – ha affermato il sindaco -. Essere miti oggi è un atto di coraggio: significa essere contemporaneamente fermi e accoglienti. Torino ha nel suo DNA profondo la dimensione dell’accoglienza, è parte della sua storia. E un festival come questo ribadisce una vocazione profonda del nostro territorio”.

Lungo e ricco il programma del Festival: 50 giorni di appuntamenti in cui si parla di accoglienza, inclusione, giustizia e diritto umanitario, multiculturalità e fede, con più di 250 ospiti e oltre cento eventi tra dibattiti, teatro, musica, laboratori, cinema, mostre, spiritualità.

Tra i temi dell’edizione 2026 il dialogo tra i mondi cristiano e islamico, a cui la rassegna dedica lo spettacolo teatrale “Simeone e Samir: dialoghi notturni tra un cristiano e un musulmano” (23 settembre), incontri sui libri “Mio padre, tuo padre. Due uomini contro l’odio del conflitto israelopalestinese” (24 settembre), “Chi ha paura delle identità multiple? Da Damasco all’Europa, una risposta alle ricette populiste della separazione” (con l’arcivescovo siro-cattolico di Homs Jacques Mourad, il 19 ottobre) e “Scelgo di non odiare” (il 21 ottobre con Pier Luigi Maccalli, sacerdote della Società Missioni Africane) e l’appuntamento “La mitezza a ogni costo. Voci di donne in frontiera” (25 settembre) con religiose che operano in Paesi del Nordafrica.

Sicurezza e diritto umanitario sono altri argomenti oggetto di approfondimento attraverso gli incontri “Governare la paura, costruire fiducia: dialogo su sicurezza, fragilità sociali e bene comune” (il 21 settembre con il prefetto Franco Gabrielli e la sociologa Chiara Saraceno), “Sotto assedio: il diritto nell’epoca delle guerre” (il 7 ottobre con il giornalista Nico Piro, l’epidemiologo Pirous Fateh-Moghadam e la saggista Anna Foa), “Sulla mitezza: società plurale e diritto” (giovedì 8 ottobre, con interventi del costituzionalista Gustavo Zagrebelsky e del fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi).

Di mitezza come antidoto all’aggressività parlano, il 29 ottobre, il cardinale Roberto Repole, la saggista Gabriella Caramore e il giornalista Mario Calabresi, nell’incontro “Beati i miti perché erediteranno la terra”. A proposito di storia della mobilità umana, vengono ricordati il primo grande esodo di migranti dall’Albania verso l’Italia, a trentacinque anni dal fatto, con l’approdo a Bari della nave Vlora e 20mila persone a bordo e, a un secolo di distanza, l’arrivo nella nostra regione dei primi migrati dall’Estremo oriente con l’iniziativa “Radici in movimento: 100 anni tra Cina e Piemonte”.

In tema di anniversari, il Festival non dimentica che nel 2026 ricorre l’ottavo centenario della morte di San Francesco e, per celebrarlo, l’evento inaugurale (il 18 settembre alla Gran Madre di Dio) è una meditazione teatrale attraverso racconti e musica de “Il cantico delle creature”, uno spettacolo curato dalla compagnia PoEM, con la regia di Gabriele Vacis.