A Torino la Conferenza nazionale AICI sul futuro degli istituti culturali

Il ruolo degli istituti culturali, le trasformazioni digitali e l’intelligenza artificiale, il rapporto tra storia, memoria e democrazia a ottant’anni dall’Assemblea Costituente: sono alcuni dei temi al centro della decima Conferenza nazionale dell’Associazione delle istituzioni di cultura italiane (AICI), dal titolo “Italia è cultura. Trent’anni di storia degli istituti: punti di arrivo e nuove sfide”, che si è aperta oggi, venerdì 9 ottobre, alle ore 15 al Polo del ’900 di Torino e proseguirà domani al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano.

“È motivo di grande orgoglio accogliere, in due luoghi simbolo della nostra città come il Polo del ’900 e il Museo del Risorgimento, questo importante momento di confronto – dichiara l’assessora alla Cultura della Città di Torino Rosanna Purchia –. Come amministrazione abbiamo deciso di investire nella cultura, riqualificando tutte le biblioteche civiche della città: un percorso che si coronerà a dicembre con l’apertura della seconda biblioteca più grande d’Europa, la nuova Biblioteca civica Centrale. Nel darvi il benvenuto a Torino, desidero esprimere la nostra gratitudine agli istituti culturali, che con il loro lavoro ci richiamano al valore della memoria, aiutandoci a leggere il presente e a mantenere sempre lo sguardo rivolto al futuro”.

Un’edizione che assume un significato particolare perché cade a trent’anni dalla legge 534 del 1996, uno dei principali riferimenti normativi per il riconoscimento e il sostegno degli istituti culturali: un’occasione per interrogarsi, insieme a studiosi, esperti e responsabili di istituzioni culturali, sulle trasformazioni che hanno investito il sistema culturale italiano e sulle nuove funzioni che gli istituti sono chiamati ad assumere.

Il programma di apertura prevede i saluti istituzionali e la relazione della presidente AICI Flavia Piccoli Nardelli. Sono previsti un messaggio del ministro della Cultura Alessandro Giuli e i saluti di Alberto Sinigaglia, presidente del Polo del ’900, Luisa Papotti, presidente del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, Rosanna Purchia, assessora alla Cultura della Città di Torino, e Valdo Spini, presidente onorario AICI.

La prima sessione, “A trent’anni dalla legge 534/1996”, coordinata dalla direttrice generale Biblioteche e istituti culturali del Ministero della Cultura Paola Passarelli, è dedicata al confronto tra, gli altri, Paola Dubini (Università Bocconi), Alessandro Bollo (direttore del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano), Paolo Capuzzo (presidente della Fondazione Gramsci Emilia-Romagna), Matteo D’Ambrosio (direttore della Fondazione Istituto piemontese Antonio Gramsci), Marco Goria (presidente della Fondazione Giovanni Goria), Alessandro Rubini (direttore del Polo del ’900) e Beatrice Verri (direttrice della Fondazione Nuto Revelli).

Partendo dalla specificità degli istituti culturali e dalle loro prospettive, si affronteranno alcune delle trasformazioni più profonde avvenute negli ultimi decenni, con particolare attenzione alle nuove forme di produzione e circolazione del sapere storico e alla progressiva trasformazione degli istituti in spazi di relazione, confronto e partecipazione. Si parlerà inoltre del rapporto con le giovani generazioni e della capacità degli istituti di essere luoghi di educazione alla democrazia, costruire reti territoriali, sperimentare nuovi linguaggi, ampliare l’accessibilità e utilizzare in maniera più efficace le risorse disponibili.

Domani mattina, sabato 10 ottobre, al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, i lavori saranno dedicati alla seconda grande area tematica della Conferenza: “Il digitale per gli istituti culturali tra biblioteche, archivi, dati e intelligenza artificiale”. La sessione sarà coordinata da Andrea De Pasquale, direttore generale per la Digitalizzazione e Comunicazione del Ministero della Cultura, e metterà al centro le nuove modalità di conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio digitale, a partire dalla crescente presenza di patrimoni “ibridi”, nei quali materiali analogici convivono con documenti nati direttamente in ambiente digitale.

Un approfondimento specifico sarà dedicato alle possibilità offerte dall’intelligenza artificiale applicata al patrimonio culturale, come strumento capace di modificare l’accesso alle fonti, l’organizzazione della conoscenza e le modalità di relazione tra patrimonio, ricerca e pubblico. Gli interventi di Federica D’Uonno (Istituto centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale – Digital Library), Emmanuela Carbé (Università Ca’ Foscari di Venezia) e Federico Meschini (Università degli Studi della Tuscia) offriranno una riflessione sulle prospettive aperte da queste trasformazioni.

A seguire, la tavola rotonda “Cantieri digitali: progetti ed esperienze dagli istituti”, coordinata da Giuliano Romalli della Digital Library del Ministero della Cultura, porterà al centro esperienze concrete sviluppate dagli istituti associati. Saranno presentati progetti che mostrano la varietà delle possibili applicazioni del digitale: dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale per interrogare e raccontare le fonti storiche dell’Archivio Storico Olivetti allo Scaffale digitale dell’Accademia della Crusca, dalle teche digitali del Museo Galileo all’Atlante dei centri di raccolta dei profughi giuliani e dalmati.

Nel pomeriggio i lavori proseguiranno con la sessione “Quale storia e memoria a ottant’anni dalla Costituente?”, dedicata alla memoria e a come renderla uno strumento vivo di conoscenza e di comprensione del presente, capace di mettere in relazione esperienze, culture politiche e interpretazioni diverse della storia repubblicana.

Dopo l’introduzione di Marina Giannetto, sovrintendente dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica, dedicata agli scenari italiani degli anni 1946-1948, seguirà una tavola rotonda coordinata da Silvia Bruno, della Direzione generale Biblioteche e istituti culturali del Ministero della Cultura, con gli interventi di Patrizia Gabrielli (comitato scientifico della Fondazione Archivio Diaristico Nazionale), Giancarlo Monina (responsabile Ricerca storia e Memorie della Fondazione Basso), Pietro Polito (direttore del Centro studi Piero Gobetti), Silvio Pons (presidente della Fondazione Gramsci), Marialuisa Sergio (Fondazione De Gasperi), Paolo Soddu (direttore culturale della Fondazione Luigi Einaudi di Torino) e Andrea Ungari (presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice).

Le conclusioni della Conferenza, affidate alla presidente dell’AICI Flavia Piccoli Nardelli, offriranno una riflessione sul terreno su cui si giocherà una parte importante del futuro degli istituti culturali: il loro rapporto con la società e con i territori; la capacità di governare la trasformazione digitale senza perdere il legame con le fonti; il compito di custodire e insieme interrogare criticamente la memoria del Paese.

Costituita nel 1992, l’AICI riunisce oggi oltre centottanta tra fondazioni, accademie e istituti culturali italiani. I suoi soci, distribuiti sul territorio nazionale, svolgono attività di ricerca, conservazione e promozione nei più diversi ambiti della produzione culturale. La sua missione è tutelare e valorizzare la funzione delle istituzioni di cultura, riconosciute come componente essenziale della comunità nazionale.