Promuovere e accompagnare la candidatura del “Chilometro quadrato della Carità” di Torino a Patrimonio UNESCO: è l’impegno assunto da Arcidiocesi di Torino, Regione Piemonte, Città di Torino, Città metropolitana di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT, che questa mattina in Arcivescovado hanno firmato un protocollo d’intesa.
Il “Chilometro quadrato della Carità” è un’area del capoluogo piemontese dove, nel corso del XIX secolo e nel primo quarto del Novecento, vi furono religiosi e laici che operarono concretamente per aiutare coloro che abitavano i gradini più bassi della scala sociale, figure impegnate non solo ad offrire un sostegno per affrontare i disagi della quotidianità o alleviarne le sofferenze, ma ad accompagnare queste persone lungo un percorso di costruzione di una vita fuori dalla marginalità, migliore e soprattutto dignitosa.
In quella porzione di territorio, un’area cittadina che nel primo Ottocento era periferica, agirono uomini e donne le cui realizzazioni hanno lasciato, alla città e al mondo intero, un’enorme eredità materiale e valoriale. Dai santi Giovanni Bosco, Giuseppe Cafasso, Giuseppe Benedetto Cottolengo, Leonardo Murialdo e Giuseppe Allamano ai venerabili marchesi Giulia e Carlo Tancredi di Barolo, le loro sono opere sono ancora oggi viva testimonianza di carità in quel chilometro quadrato che comprende la Piccola Casa della Divina Provvidenza – Cottolengo, il Santuario della Consolata, il Palazzo e il Distretto Sociale Barolo, il Collegio Artigianelli, la Basilica e il complesso salesiano di Maria Ausiliatrice.
La candidatura – si legge nel testo del protocollo sul “Chilometro quadrato della Carità” – è finalizzata alla “valorizzazione della memoria di un patrimonio di natura storica, valoriale, culturale, sociale, religiosa e spirituale” di uno spazio fisico localmente circoscritto, che ha ispirato un modello di welfare sociale innovativo che – è ricordato nel documento – “continua a essere riferimento a livello mondiale nel suo configurarsi come una pratica culturale (sociale) basata su un partenariato diffuso, che parte dalla cura della persona e non del bisogno, caratterizzata dalla formazione come strumento di emancipazione dalla povertà”. Un modello nato in un’area e in un periodo storico precisi (il quartiere torinese di Valdocco nella prima metà dell’Ottocento), frutto di un impegno sociale e di un’azione caritatevole che “prosegue fino ai giorni nostri ampliando i suoi confini, con impatti dal livello locale a una diffusione internazionale”.
La memoria di quanto realizzato due secoli or sono nel “Chilometro quadrato della Carità”, testimoniata nei documenti del tempo e trasmessa di generazione in generazione, è un patrimonio universale oggi vivo in tante opere e attività a Torino, in Italia e in diversi Paesi del Mondo, e che ha contribuito a costruire la visione e la sensibilità dei moderni sistemi di welfare, arricchendoli di una profonda dimensione spirituale.
Di seguito le dichiarazioni dell’arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, cardinale Roberto Repole, del presidente della Regione Piemonte e dell’assessore alla Cultura, Alberto Cirio e Marina Chiarelli, del sindaco della Città di Torino e della Città metropolitana di Torino, Stefano Lo Russo, del segretario generale della Fondazione Compagnia di San Paolo, Alberto Anfossi, e della presidente della Fondazione CRT, Anna Maria Poggi.
“Spero che l’avvio del percorso di candidatura all’Unesco aiuti Torino a fare conoscere nel mondo la propria grande ricchezza sul fronte della solidarietà sociale, che ha radici storiche nell’esperienza cristiana di questa città. Nell’Ottocento, fra Valdocco e Porta Palazzo, quando ancora non esisteva la pubblica assistenza, figure come san Giovanni Bosco e san Giuseppe Cottolengo, san Leonardo Murialdo, san Giuseppe Allamano, i Marchesi di Barolo e san Giuseppe Cafasso aprirono gli occhi di Torino sui poveri e sui malati, i giovani abbandonati, le donne sfruttate, i carcerati, le persone sole: inventarono sostanzialmente il Welfare con opere che si sono poi diffuse in tutto il pianeta” – L’arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, cardinale Roberto Repole.
“La firma di questo protocollo segna un passaggio di straordinario valore per Torino e per l’intero Piemonte. Desideriamo rivolgere un sentito ringraziamento all’arcivescovo di Torino, cardinale Roberto Repole, per la sua illuminata intuizione: aver riconosciuto l’unicità di una memoria condivisa racchiusa in un unico spazio geografico e valoriale nel quale hanno operato i nostri “santi sociali”. Promuovere la candidatura del “Chilometro quadrato della Carità” a Patrimonio dell’UNESCO significa valorizzare la dimensione universale di un modello di welfare e solidarietà, nato proprio a Torino nell’Ottocento. In un momento storico in cui la cura della persona e l’emancipazione attraverso la formazione rappresentano sfide ancora attuali, l’opera di figure come don Bosco, san Giuseppe Benedetto Cottolengo, i marchesi di Barolo, san Giuseppe Cafasso, san Leonardo Murialdo e san Giuseppe Allamano appartiene alla storia del territorio e costituisce un patrimonio prezioso per il mondo intero. Come Regione Piemonte siamo orgogliosi di fare squadra con l’Arcidiocesi, la Città di Torino, la Città metropolitana e le fondazioni di origine bancaria per accompagnare questo percorso e portare all’attenzione del Ministero della Cultura un’esperienza di amore, dignità, riscatto, aiuto e santità che continua ancora oggi a fare la differenza” – Il Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e l’Assessore alla Cultura, Marina Chiarelli.
“I luoghi della solidarietà avviati dai santi sociali a Torino rappresentano il cuore più autentico della nostra comunità e raccontano una storia profonda di solidarietà, attenzione e cura verso le persone più fragili. Sono realtà che incarnano valori fondanti della nostra città e che, da generazioni, testimoniano come la prossimità e la responsabilità condivisa possano costruire una società più giusta e umana. In un tempo segnato dall’individualismo e dalla crescente distanza tra le persone, queste esperienze ci ricordano quanto sia essenziale non voltarsi dall’altra parte. Per questo crediamo nel valore della candidatura del “Chilometro della Carità” di Torino a Patrimonio dell’Unesco, e formalizziamo oggi il nostro impegno a sostenerla insieme alle altre istituzioni del territorio. Questi luoghi, insieme all’impegno e alla generosità di tanti donne e uomini che vi operano, rendono Torino una comunità capace di prendersi cura, di accogliere e di non lasciare indietro nessuno, ricordandoci che la fragilità può toccare ciascuno di noi e che solo insieme possiamo affrontarla” – Il Sindaco di Torino e della Città metropolitana di Torino, Stefano Lo Russo.
“La firma di questo protocollo assume per la Fondazione Compagnia di San Paolo un significato particolare. Sostenere questa candidatura vuol dire riconoscere e valorizzare un patrimonio che appartiene alla storia di Torino e che richiama principi quali la solidarietà, la centralità delle persone e l’innovazione sociale, che continuano a orientare il nostro impegno. Insieme alle istituzioni del territorio, vogliamo contribuire a proiettare questa eredità nel futuro, affinché continui a essere una risorsa per la città e per le nuove generazioni. La Fondazione conserva inoltre con quest’area un legame storico e identitario: proprio qui si trovava la prima sede della Compagnia di San Paolo” – Il Segretario Generale della Fondazione Compagnia di San Paolo, Alberto Anfossi.
“Nel ‘Chilometro quadrato della Carità’ è racchiusa una storia straordinaria che continua a essere parte della vita di Torino. Qui, grazie alla visione dei Santi sociali torinesi, capaci di trasformare la solidarietà in opere e istituzioni, è nata una rete che ancora oggi accompagna chi vive momenti di fragilità. Questa candidatura ci invita a guardare a quel patrimonio con uno sguardo nuovo: non solo come a una testimonianza del passato, ma come a un modello di inclusione che si rinnova ogni giorno. In un tempo segnato da disuguaglianze e nuove fragilità, questa storia ci ricorda quanto la cura delle persone e la responsabilità verso il bene comune siano profondamente radicate nell’identità di Torino. Nei suoi 35 anni di attività la Fondazione CRT ha lavorato al fianco di molte delle realtà che oggi animano questa rete di solidarietà, raccogliendo l’eredità della Cassa di Risparmio di Torino, nata come ‘salvadanaio dei poveri’ e con una forte vocazione al sostegno della comunità. Insieme alle istituzioni e agli altri partner sosteniamo questo percorso per valorizzare una storia profondamente torinese, capace di parlare anche oltre i confini della città” – La Presidente della Fondazione CRT, Anna Maria Poggi.

