Con gli ultimi concerti di domenica 20 settembre a Torino, si è conclusa la ventesima edizione di MITO SettembreMusica che, dal 6 settembre, ha unito Milano e Torino nel segno di Harmonia, il tema scelto da Speranza Scappucci per il suo primo anno alla direzione artistica del Festival, presieduto da Alberto Meomartini. Oltre sessanta appuntamenti nelle due città, fra grandi concerti sinfonici, musica da camera, repertorio antico, nuove composizioni e spettacoli per le famiglie, hanno dato forma a un programma costruito intorno all’incontro fra differenze, generazioni e linguaggi musicali, in sale tradizionali, chiese, spazi Off, zone centrali o più distanti.

Il Festival ha registrato complessivamente 30.080 presenze, con un incremento del 13% circa rispetto all’edizione precedente. A questi si aggiungono gli oltre 4.000 spettatori delle iniziative a ingresso gratuito di MITO per la città a Torino che terminerà il 30 settembre e che, secondo le proiezioni, diventeranno circa 6.500. Sono stati 25 i concerti sold out nelle due città, un risultato in grande crescita che testimonia la partecipazione del pubblico a Milano e Torino e l’interesse per la nuova proposta artistica.
“La ventesima edizione del festival – dichiarano gli assessori alla Cultura delle Città di Torino e di Milano Rosanna Purchia e Tommaso Sacchi – si chiude con un bilancio che ci riempie di soddisfazione. In questo 2026 la manifestazione è cresciuta, conquistando un pubblico sempre più ampio e confermandosi come un appuntamento atteso e amato. Un ringraziamento speciale va alla direttrice artistica, Speranza Scappucci, che con passione, competenza e visione ha saputo accompagnare questo percorso. Porteremo a lungo nel cuore le straordinarie serate nelle Chiese di San Barnaba in Gratosoglio a Milano e di San Filippo a Torino: l’esecuzione dello Stabat Mater di Rossini fortemente volute e dirette dalla Scappucci con gli allievi dei Conservatori delle due città hanno regalato al pubblico un momento di rara intensità, capace di unire la grande musica alla bellezza dei luoghi. È anche grazie a emozioni come queste che un festival raggiunge traguardi importanti e continua a guardare al futuro con entusiasmo”.
“MITO SettembreMusica – sottolinea il presidente Alberto Meomartini – è la strada giusta per il futuro delle due città. Collaborazione tra istituzioni, volontà di realizzazione, inclusione e diffusione: chiudiamo un’edizione record per la quale dobbiamo ringraziare tutti. A partire da Speranza Scappucci, entusiasta e bravissima, dai Comuni di Torino e Milano, alle meravigliose persone della Fondazione per la Cultura di Torino e della Fondazione I Pomeriggi Musicali di Milano, agli sponsor, con il partner Intesa Sanpaolo in prima fila, al ruolo della stampa. E dunque nel pensiero degli oltre trentamila frequentatori dei concerti, in centro e in periferia, risiede l’impegno ad andare avanti con lo stesso entusiasmo e la stessa fiducia nel futuro”.
“Sono molto felice di questa prima edizione di MITO SettembreMusica che ho avuto il piacere di vivere personalmente, seguendo i concerti e incontrando gli artisti e il pubblico nelle due città – dichiara Speranza Scappucci, direttrice artistica del Festival – Ho visto sale quasi sempre piene, tanti concerti esauriti e, soprattutto, ho sentito una partecipazione e un entusiasmo che mi hanno profondamente colpito. Il pubblico ha accolto con curiosità programmi molto diversi fra loro, dimostrando quanto sia importante continuare a proporre una programmazione varia, capace di offrire nuove occasioni di ascolto. Ho avvertito anche un grande calore da parte di tutti gli artisti che hanno partecipato al Festival. Ciascuno ha portato la propria sensibilità, la propria esperienza e il proprio modo di fare musica, contribuendo a un progetto nel quale, pur nella diversità delle proposte, ho ritrovato una profonda coerenza di intenti. Era proprio questo il senso che desideravo dare ad Harmonia: non cercare un’uniformità, ma creare relazioni fra voci differenti, lasciare che ogni programma conservasse la propria identità e, allo stesso tempo, diventasse parte di un racconto comune. Per me poi è stata particolarmente significativa l’esperienza sul podio con l’Orchestra degli allievi dei Conservatori di Milano e Torino per lo Stabat Mater di Rossini. L’incontro fra giovani musicisti, artisti di esperienza internazionale, coro e pubblico mi ha restituito in maniera molto concreta il significato dell’armonia: persone con percorsi ed esperienze differenti che si ascoltano e lavorano insieme per diventare un’unica voce. Dal War Requiem che ha inaugurato il Festival ai Quartetti di Beethoven, passando attraverso tanti programmi, credo che questa edizione abbia mostrato come la musica possa costruire relazioni autentiche. È un’esperienza che porto con me e che rappresenta una base importante per il lavoro che ci attende per il 2027. Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile il festival e a chi lo ha seguito”.
La ventesima edizione di MITO SettembreMusica 2026 si era aperta il 6 settembre al Teatro alla Scala di Milano con il War Requiem di Benjamin Britten, affidato all’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, al Coro e al Coro di voci bianche del Teatro Regio Torino e alla direzione di Simone Young, con Elena Guseva, Nicky Spence e Bo Skovhus solisti. Il concerto inaugurale, salutato alla Scala da quasi otto minuti di applausi e riproposto il giorno successivo all’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino con altrettanto successo, ha introdotto il tema del Festival attraverso una delle più importanti composizioni “pacifiste” del Novecento. Il capolavoro di Britten, intrecciando la liturgia latina alle poesie in inglese del soldato Wilfred Owen, fa convivere nella stessa partitura il dolore della guerra e la ricerca di una possibile riconciliazione. La conclusione è stata affidata invece ai Bamberger Symphoniker diretti da Jakub Hrůša, con il giovane pianista Lukas Sternath, protagonisti a Milano il 19 e a Torino il 20 settembre di un programma interamente dedicato a Johannes Brahms, con la Terza Sinfonia e il Secondo Concerto per pianoforte e orchestra. La chiusura cronologica del Festival, domenica 20 settembre a Torino, è stata per David Fray con le Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach, già eseguite il 18 settembre al Teatro Dal Verme di Milano.
Fra i protagonisti dei grandi appuntamenti sinfonici, la Filarmonica della Scala con Riccardo Chailly, impegnata a Torino in un programma dedicato a Rachmaninov e Čajkovskij; l’Orchestra del Teatro Regio di Torino diretta da Ludovic Morlot, con un progetto dedicato a Ravel e Manuel de Falla; l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai con Michele Mariotti e l’Orchestra I Pomeriggi Musicali, diretta da Natalia Ponomarchuk con Simonide Braconi alla viola. Tra gli appuntamenti che hanno caratterizzato il cartellone e tra i più apprezzati da pubblico e critica, il ritorno di William Christie con Les Arts Florissants, protagonisti nelle due città di un dittico di Marc-Antoine Charpentier, Les Arts florissants e La Descente d’Orphée aux Enfers. La presenza della musica antica è stata rafforzata anche dall’ensemble Il Pomo d’Oro, con un programma dedicato alla musica sacra di Claudio Monteverdi. Una particolare attenzione è stata riservata alla creazione contemporanea.
Il Festival ha commissionato alla compositrice italoamericana Paola Prestini il nuovo lavoro orchestrale KAOS, ispirato a tre novelle di Luigi Pirandello e presentato dall’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Michele Mariotti. Il programma Ravel Révélé, con Ludovic Morlot, Rinat Shaham e Pierre Derhet, ha proposto inoltre pagine riscoperte di Ravel, fra cui la Chanson hébraïque nella nuova edizione e musiche tratte dalla cantata incompiuta Sémiramis, affiancate a Manuel de Falla.
Il cinquantenario della morte di Benjamin Britten ha costituito uno dei fili conduttori della programmazione, dall’inaugurale War Requiem ai Four Sea Interludes da Peter Grimes, fino ai concerti dedicati alla musica cameristica e vocale, con il Phantasy Quartet, il Secondo Quartetto per archi, i Canticles e le Folk Songs. Il centenario della nascita di Hans Werner Henze è stato ricordato attraverso il programma del Trio Rinaldo.
Uno dei progetti destinati a proseguire nel 2027 è l’integrale dei sedici Quartetti per archi di Ludwig van Beethoven, affidata al Quartetto d’archi del Teatro alla Scala, formato da Francesco Manara, Daniele Pascoletti, Simonide Braconi e Massimo Polidori. Avviato quest’anno in collaborazione con Iren, il percorso accompagnerà il pubblico delle due città anche nel 2027, bicentenario della morte del compositore, completando un progetto che permette di attraversare l’intera evoluzione della sua scrittura cameristica.
L’incontro fra artisti affermati e giovani musicisti è stato un altro elemento centrale di Harmonia. Il momento più rappresentativo è stato lo Stabat Mater di Gioachino Rossini diretto da Speranza Scappucci, eseguito il 16 settembre nella Chiesa di San Barnaba in Gratosoglio a Milano e il 17 nella Chiesa di San Filippo Neri a Torino. La direttrice artistica è salita sul podio dell’Orchestra formata dagli studenti dei Conservatori delle due città, con il Coro Maghini preparato da Claudio Chiavazza e i solisti Maria Grazia Schiavo, José Maria Lo Monaco, Levy Sekgapane e Andrea Pellegrini. Un progetto che ha tradotto il tema del Festival in un’esperienza musicale condivisa, rendendo il concerto anche un momento di crescita professionale per i giovani strumentisti.
A rappresentare le nuove generazioni di interpreti anche il pianista Yifan Wu, vincitore del Concorso Busoni 2025, protagonista di un recital dedicato a Schumann; la percussionista francese Adélaïde Ferrière, impegnata in due programmi dalla marimba classica alla musica contemporanea e all’elettronica; il duo formato da Pietro Maria Cintura e Marco Gerolin. Accanto a loro, artisti come Konstantin Lifschitz, Gaëlle Solal e Mattia Zappa hanno arricchito il percorso cameristico e solistico del Festival, mentre il Quartetto Pessoa ha messo in relazione tango, colonne sonore e canzone d’autore.
Un capitolo specifico è stato dedicato all’incontro con i più giovani e le famiglie. Un tè con Beethoven, spettacolo teatrale scritto da Pasquale Buonarota, ha avvicinato il pubblico alla musica e alla vicenda umana del compositore attraverso lo sguardo del nipote Karl. L’usignolo di Andersen, con l’Orchestra I Piccoli Pomeriggi Musicali diretta da Daniele Parziani, ha invece portato la celebre fiaba in una contemporanea Digitopia, trasformandola in una riflessione sul rapporto fra arte, tecnologia, natura e autenticità. Due progetti nei quali la musica è diventata strumento di racconto e di educazione all’ascolto, coinvolgendo giovani musicisti e spettatori di differenti generazioni.
La ventesima edizione ha confermato infine la particolare identità di MITO SettembreMusica, progetto culturale condiviso da Milano e Torino, che sviluppa una programmazione unitaria, presentando numerosi concerti in entrambe le città e coinvolgendo istituzioni musicali, interpreti e pubblici differenti. Accanto alle sedi più rappresentative – dal Teatro alla Scala all’Auditorium Rai Arturo Toscanini, dal Teatro Dal Verme al Lingotto e ai Conservatori – il Festival ha raggiunto chiese, spazi culturali e quartieri meno centrali, portando la musica in luoghi differenti e offrendo nuove occasioni di partecipazione. La varietà delle sedi ha rispecchiato quella dei linguaggi musicali, componendo nel corso delle due settimane un unico percorso di ascolto.
In crescita anche l’attenzione della stampa tradizionale e digitale che ha seguito costantemente il festival nelle due città con articoli di presentazione, recensioni, interviste e speciali. Il racconto della ventesima edizione di MITO SettembreMusica è stato accompagnato con costanza dai media partner e dall’attività sui canali digitali del Festival. La partnership con Radio3 ha contribuito alla diffusione della programmazione con trasmissioni in diretta e molti altri concerti andranno in differita. Il racconto dell’edizione 2026 sarà diffuso in tv e sul web grazie alla media partnership con Rai Cultura: sabato 17 ottobre 2026, in seconda serata su Rai 5, andrà in onda la puntata del programma MAPS. Musica Arte Poesia Spettacolo interamente dedicata al festival, con estratti musicali e interviste ai protagonisti: dal concerto inaugurale all’integrale dei Quartetti di Beethoven, dallo Stabat Mater diretto da Speranza Scappucci nelle due città alle Variazioni Goldberg eseguite da David Fray. In crescita anche l’adesione ai canali Facebook, Instagram, YouTube e Flickr che hanno permesso a chiunque di seguire il Festival attraverso fotografie, video, interviste e contenuti dedicati agli artisti.
