Si chiude un’edizione record del Salone del gusto 2026, con 1500 delegati della rete di Terra Madre provenienti da 120 paesi, più di 700 studenti alle attività di educazione di Slow Food, 400 buyer professionisti e operatori del settore grazie al supporto dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e della Camera di commercio di Torino, oltre 600 volontari dell’evento e 300 soci Slow Food attivisti nelle associazioni territoriali impegnati ad animare le aree espositive regionali. Numeri che vanno sommati alle centinaia di migliaia di visitatori che, da giovedì 24 ad oggi, hanno letteralmente invaso il centro di Torino in un clima festoso, ma consapevole del grande lascito di Carlo Petrini, quello di trasformare i prodotti per garantire un cibo buono, pulito e giusto per tutte e tutti e la volontà di costruire e diffondere un’altra idea di mondo, che a Torino è già realtà.
Terra Madre rimette al centro la biodiversità dunque, a partire dal claim di questa 16esima edizione, Biodiversity – Be Diversity, sfida cruciale per la cui difesa ha chiamato all’appello il presidente della Repubblica italiana durante la cerimonia di apertura: La biodiversità è sfida cruciale per il futuro. Carlo Petrini l’ha descritta molto bene come “la chiave della nostra sopravvivenza”. Siamo quindi chiamati, coltivatori, allevatori, pescatori, cuochi, gastronomi, consumatori, a una grande alleanza, a una comunità del cibo che, insieme, ci veda impegnati per la pace tra i popoli. Donne e uomini che nelle vie del centro di Torino hanno incontrato l’abbraccio dei cittadini e dei visitatori, felici di scoprire la diversità del mondo tra i palazzi austeri e i cortili aulici: colori, lingue, gesti, culture e sapori che si sono intrecciati senza barriere e hanno raccontato la meravigliosa biodiversità di Terra Madre.
“In un mondo attraversato da conflitti e divisioni, da un egoismo dominante, la diversità è il punto di partenza per immaginare una società globale fondata sull’apertura, sul rispetto reciproco e sulla solidarietà. E quale elemento se non il cibo, frutto scambi, viaggi, mescolanze, può unire i popoli al di là di ogni confine. E quale elemento se non la produzione alimentare, può permetterci di costruire un vivere civile in armonia con le risorse naturali – dichiara Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia -. A Terra Madre abbiamo voluto portare tutto questo in una grande festa popolare, che restituisce a tutti noi la possibilità di avere un ruolo attivo in questo mondo in crisi. Pace tra i popoli, come abbiamo avuto l’onore di ascoltare nelle conferenze e nelle degustazioni dalla voce di chi la guerra la vive ogni giorno, come la Palestinese Fidaa Abuhamdiya, che insieme ai sindaci di Betlemme, Gerico e Beit Jala, ha raccontato l’esprorpio delle terre, e insieme di cibi, manufatti, cultura, da parte degli Israeliani. Pace con la natura, dove chi tutela la biodiversità e pratica l’agroecologia mette in atto già un’altra idea di mondo, una risposta concreta mentre l’agroindustria collassa a causa della crisi climatica e dei pesticidi bloccati dalle guerre. Una visione del cibo, quella che abbiamo vissuto a Terra Madre, che non è nostalgica ma guarda al futuro, ai giovani, a chi vuole mettere a terra un buon seme per un prosperoso raccolto”.
“La chiusura di questa straordinaria edizione di Terra Madre ci lascia addosso un profondo senso di gratitudine, lo stesso espresso con commozione dal palco anche da chi ha saputo cogliere l’essenza più pura di queste giornate. Il ringraziamento più grande va alla città di Torino e ai suoi abitanti: i torinesi sono stati parte integrante di questo cammino, dimostrando una straordinaria capacità di ospitare, accogliere e condividere – ha sottolineato Domenico Carretta, assessore allo Sport, Grandi eventi e Turismo della Città di Torino -. Nei giorni dell’evento, la nostra città si è trasformata. Quel grande mappamondo posto nel cuore di Torino è diventato il simbolo visivo di un’esperienza collettiva, capace di coinvolgere tutti i partecipanti con lo stupore e la curiosità dei bambini intenti a farlo girare. Oggi, grazie a Terra Madre, quel mondo lo abbiamo toccato con mano. Siamo orgogliosi della portata internazionale che Torino ha saputo catalizzare: la presenza di ben 120 Paesi, 1.500 delegati e chilometri di spazi espositivi hanno dato vita a un’occasione di confronto senza precedenti. Il vero successo di questa edizione risiede nel valore culturale della diversità di cui ci siamo nutriti e che ha arricchito ognuno di noi. Sono proprio queste differenze a costituire l’essenza della cultura popolare e a dare un valore profondo all’esistenza umana. È dalla condivisione di tradizioni e culture diverse che troviamo il nutrimento ideale per guardare al domani con maggiore ottimismo. Torino si conferma, ancora una volta, capitale mondiale dell’inclusione, del dialogo e dei grandi eventi che lasciano il segno”.
“Terra Madre 2026 si chiude con un successo straordinario che supera ogni aspettativa, regalando alla città di Torino e a tutto il Piemonte un’atmosfera unica di festa, partecipazione e ampio respiro internazionale. La scelta di vivere questa manifestazione nel cuore della città si è rivelata vincente, richiamando una presenza numerosa e appassionata di visitatori da ogni parte del mondo – sottolineano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e gli assessori all’Agricoltura e Cibo, Commercio, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi, Paolo Bongioanni e alle Foreste, Aree Protette, Sviluppo e Promozione della Montagna, Marco Gallo -. In questa cornice d’eccellenza, la Regione Piemonte è stata orgogliosa di fare la propria parte con lo spazio “Eccellenza Piemonte” in Piazzetta Reale, che ha registrato un’affluenza costante in tutte le sue quattro aree. È stato davvero emozionante far conoscere a migliaia di visitatori le nostre eccellenze agroalimentari e la passione dei nostri panificatori capaci di sfornare senza sosta le tipicità della tradizione e conquistare i visitatori con la maestria della loro arte, così come ritrovare l’anima autentica e la ricchezza della nostra biodiversità nel suggestivo allestimento dedicato alle foreste e alle montagne. Dall’accoglienza delle Agenzie Turistiche Locali all’alto valore degli incontri promossi nello spazio conferenze, ogni spazio ha mostrato la grande capacità del Piemonte di fare squadra e di sapersi raccontare. Un grazie sincero a Slow Food e a tutti i protagonisti di questa bellissima edizione”.
Per Edward Mukiibi, riconfermato presidente durante i quattro giorni di Assemblea dei partecipanti di Slow Food, “Carlin ci ha insegnato che il cibo è cultura, gioia, identità, giustizia e cura per la Terra. Non può essere separato dalle condizioni ambientali, sociali e politiche in cui viene prodotto, distribuito e consumato. Non può esserci giustizia alimentare senza pace, né pace duratura senza giustizia. Come movimento globale, respingiamo l’ascesa dell’individualismo, dell’esclusione e del nazionalismo, e abbracciamo invece la diversità, la solidarietà e la cooperazione. Insieme, possiamo costruire sistemi alimentari che valorizzino la dignità e le conoscenze delle persone che producono il nostro cibo. In un mondo sempre più caratterizzato dalla frammentazione e dalla polarizzazione, il messaggio della nostra Assemblea è chiaro: creare legami non è un’aspirazione astratta. È un atto politico e una condizione essenziale per realizzare un cambiamento significativo”.


