Si è svolta questa mattina, lunedì 30 marzo, la cerimonia in ricordo del sacrificio dei ventisette partigiani fucilati dai nazifascisti al Pian del Lot, nella primavera del 1944. Il più vecchio aveva 33 anni, il più giovane, l’unico ebreo del gruppo, soltanto 19. La commemorazione solenne dell’82° anniversario della strage, è iniziata alle 10,30 al monumento ai Caduti per la Libertà, a Pian del Lot, in strada comunale San Vito, a Revigliasco, anticipata dalla Santa messa officiata nella chiesa parrocchiale di San Vito.
Alla cerimonia, organizzata dalla Città di Torino e dal Comitato di Coordinamento fra le Associazioni della Resistenza del Piemonte e svoltasi di fronte al monumento in memoria delle vittime dell’eccidio, erano presenti le autorità civili e militari, delegazioni delle associazioni d’arma e della Resistenza ed esponenti religiosi. Un picchetto d’onore delle Forze Armate è stato affiancato da alcune scolaresche accompagnate dalle loro insegnanti, mentre intorno alla stele eretta nel 1946, in ricordo dei ventisette martiri, si sono raggruppati i loro discendenti.
Tra le autorità l’assessore alla legalità della Città di Torino Marco Porcedda, il vicepresidente del Consiglio regionale Domenico Ravetti, delegato al Comitato Resistenza e Costituzione e il presidente della Comunità ebraica di Torino e oratore ufficiale della commemorazione Dario Disegni.
“La rappresaglia di Pian del Lot – ha detto l’assessore Marco Porcedda – è una tra le più sanguinose compiuta dai tedeschi sul territorio torinese, in seguito all’uccisione di un proprio commilitone. Siamo qui oggi per ricordare, ma anche per riflettere e imparare da ciò che è accaduto. Senza perdere il senso della storia”.
La sera del 30 marzo 1944, il caporale Walter Wohlfahrt, appartenente ad una batteria della Flak, viene colpito a morte sul ponte Umberto I, a Torino. L’attentatore è un partigiano appartenente ai Gruppi di azione patriottica, che non viene catturato. La sera del 1° aprile, i nazisti scelgono ventisette giovani fra le centinaia di partigiani catturati durante i rastrellamenti del mese di marzo in Val di Lanzo e in Val Pellice. Alle prime luci dell’alba del 2 aprile 1944, i condannati a morte sono condotti al Pian del Lot, un posto isolato sulla collina torinese, nei cui pressi ha prestato servizio il caporale ucciso. Legati per le mani a piccoli gruppi di quattro, sono abbattuti a colpi di mitraglia davanti ad una fossa comune.
Nel corso della cerimonia, che ha visto la deposizione di una corona di alloro da parte della Città, dopo le preghiere cattolica ed ebraica i bambini presenti hanno deposto un fiore ai piedi del monumento, simbolo della riconoscenza per i 27 caduti.







