Rapporto Caritas–Migrantes: seconde generazioni ‘testimoni di speranza’ per l’Italia del futuro

Possono essere i giovani, con la loro energia, la capacità di sognare e di costruire ponti, i veri “testimoni di speranza” di un’Italia che cambia? L’interrogativo ha accompagnato a presentazione del XXXIV Rapporto Immigrazione Caritas–Migrantes, ospitata oggi al Circolo dei Lettori di Torino, tra gli appuntamenti conclusivi del Festival dell’Accoglienza 2025, promosso dalla Pastorale Migranti dell’Arcidiocesi di Torino e dall’Associazione Generazioni Migranti.

Nel corso dell’incontro non sono mancati richiami alle difficoltà che ancora segnano i percorsi di integrazione. Nel 2024, in Piemonte, circa il 10% degli stranieri – oltre 45mila persone – si è rivolto ai centri di ascolto Caritas. “Tra i 18 e i 20mila vivono nella diocesi di Torino, di cui 15mila nel capoluogo,” ha spiegato Pierluigi Dovis, referente della Caritas diocesana. “Sono persone ormai stabilizzate, ma che affrontano gli stessi problemi degli italiani: casa, lavoro, bollette, salute. Dobbiamo impegnarci di più per creare condizioni in cui italiani e stranieri possano progettare insieme il futuro. È tempo che istituzioni e società civile camminino nella stessa direzione.”

Ma la presentazione è stata anche uno spazio di confronto tra esperienze, dati e testimonianze, per riflettere su come le nuove generazioni di origine straniera – nate o cresciute in Italia – stiano contribuendo a una trasformazione silenziosa ma profonda del Paese. “Guardare al futuro dell’Italia senza considerare il contributo umano, culturale e simbolico dei giovani di origine straniera sarebbe un errore,” ha sottolineato Simone Varisco, curatore del Rapporto. “Non rappresentano solo una categoria demografica, ma un potenziale trasformativo capace di rigenerare la società.”

Il Rapporto fotografa una Torino sempre più multiculturale. Al 1° gennaio 2025, in città risiedono 229.334 cittadini stranieri, di cui 113.509 uomini e 115.825 donne; i permessi di soggiorno validi sono 143.534. A livello nazionale, gli stranieri residenti superano i 5,4 milioni, pari al 9,2% della popolazione, e la dinamica demografica continua a crescere. Sul fronte dell’istruzione, nell’anno scolastico 2023–2024 gli alunni con cittadinanza non italiana sono stati 910.984: un dato che racconta una scuola sempre più luogo d’incontro tra culture e linguaggi diversi, dove la convivenza quotidiana diventa esercizio di cittadinanza attiva.

Un capitolo centrale del Rapporto è dedicato alle seconde generazioni, i figli e le figlie dell’immigrazione, nati o cresciuti in Italia, ma spesso ancora privi della cittadinanza formale.

“C’è una trasformazione silenziosa che passa attraverso i giovani e sta cambiando il volto dell’Italia,” ha osservato monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes. “Questi ragazzi vivono la sfida di essere italiani di fatto ma non sempre di diritto. Cresciuti tra due mondi, hanno sviluppato una sensibilità interculturale che è un dono per tutti. Ma quando questo non viene riconosciuto, finiscono per sentirsi stranieri in casa. Serve un profondo cambio di mentalità.”

È stato poi sottolineato il ruolo decisivo della scuola, dell’università e dello sport come spazi di inclusione e di costruzione di legami sociali. “La cittadinanza civile si conquista con i documenti, ma quella emotiva si costruisce sul campo – che sia di calcio, di basket o in piscina,” ha ricordato Elena Miglietti, giornalista, scrittrice, speaker radiofonica e docente alla Scuola Holden di Torino. Da sempre impegnata sui temi della parità di genere, è anche referente piemontese di GiULiA Giornaliste, l’associazione che promuove un linguaggio libero da stereotipi.

Lo sport, ha spiegato, “fa quello che la burocrazia fatica a fare: costruisce legami, riconosce il talento, parla un linguaggio universale.” Tuttavia, i dati del Rapporto evidenziano ancora disuguaglianze: solo il 35,3% delle ragazze straniere pratica attività sportiva, contro il 62,3% delle coetanee italiane.

Dedicato al tema “La speranza è una radice”, che invitava a riflettere sulla speranza come forza concreta e generativa capace di nutrire una vera cultura dell’accoglienza, il Festival dell’Accoglienza 2025 si è così avviato alla sua conclusione con un messaggio condiviso: i giovani di origine straniera possono costruire il futuro: non solo il loro ma quello della città, a condizione che esistano spazi e opportunità per crescere insieme agli italiani. “Nelle seconde generazioni c’è un’energia nuova che merita di essere ascoltata, riconosciuta e raccontata anche dai media,” ha ribadito Simone Varisco.

Una radice, quella della speranza, che si intreccia silenziosa, ma tenace nelle storie di questi giovani: tra scuola e sport, cultura e impegno quotidiano, germoglia l’Italia di domani, un Paese che può trovare nel dialogo e nella diversità la linfa del proprio futuro.

Gino Strippoli