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Leonardo e il Piemonte nella Mostra

Leonardo da Vinci, Studi di carri d’assalto, 1485. Penna e inchiostro su carta. Torino, Musei Reali – Biblioteca Reale

Questo vedrà come vid’io, chi andrà sopra Monboso, giogo dell’Alpi che dividano la Francia dalla Italia…” e “Navilio di Invrea facto dal fiume della Doira”. Queste ed altre annotazione di Leonardo sono la testimonianza del suo passaggio in Piemonte. Sono appunti che si trovano, ad esempio, sul foglio 563r del Codice Atlantico e sul Codice Leicester presenti nella mostra ai Musei Reali. Il visitatore potrà immedesimarsi, con le parole del Genio, su una spettacolare ricostruzione del Monte Rosa e una mappa storica con un sorvolo leonardesco “a volo d’uccello” lungo il corso del naviglio di Ivrea.

La mostra che i Musei Reali gli dedicano nel cinquecentenario della morte, oltre al celeberrimo Autoritratto di Leonardo, ha come nucleo portante i tredici disegni autografi che si conservano alla Biblioteca Reale di Torino, insieme al famosissimo Codice sul volo degli uccelli. L’insieme dei fogli torinesi fu acquistato da Carlo Alberto di Savoia-Carignano nel 1839, mentre il Codice fu donato a Umberto I di Savoia da Teodoro Sabachnikoff nel 1893.

La collezione di Torino documenta l’attività di Leonardo dalla giovinezza alla piena maturità, all’incirca dal 1480 al 1515, e offre al visitatore l’occasione di entrare nel cuore e nella mente di Leonardo attraverso alcune specifiche chiavi di lettura. Per restituire il senso, l’origine e la peculiarità del lavoro di Leonardo, la genesi dei disegni torinesi è presentata in relazione con analoghe esperienze di altri artisti, attraverso l’esposizione di maestri fiorentini quali Andrea del Verrocchio e Pollaiolo, lombardi come Bramante e Boltraffio, fino a Michelangelo e a Raffaello. Riunendo in mostra il disegno di Michelangelo per la battaglia di Cascina, quello di Leonardo per la battaglia di Anghiari e i combattimenti di nudi di Raffaello provenienti da Oxford. In mostra a Torino è presente anche il Codice Trivulziano, concesso in prestito dalla Biblioteca Trivulziana del Castello Sforzesco di Milano per la prima volta dopo il 1935. Un’opera capitale, il quaderno sul quale Leonardo annotò i suoi pensieri e le sue riflessioni sul lessico.

Michele Chicco

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