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Il penitenziario spalanchi le porte al dialogo

di Gianni Ferrero

Se la conferenza dei capigruppo consiliari convocata per domani avallerà la decisione, la prossima seduta del Consiglio comunale, lunedì, porterà all’attenzione della Sala Rossa le iniziative che Amministrazione comunale e direzione della Casa circondariale Lorusso e Cutugno hanno programmato a favore di percorsi riabilitativi per i detenuti. Come la possibilità, a gruppi di trenta, di poter svolgere servizio volontario di pulizia nelle strade, affiancando gli operatori ecologici dell’Amiat, nelle giornate dell’Ostensione della Sindone. Remunerati con un voucher di 10 euro. Sarebbe un passo in avanti in attuazione di una legge del 2013, che per la prima volta verrebbe attuata a Torino, consentendo un riscatto simbolico, per un paio di mesi,  per novanta persone.

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Attualmente, trecento dei milletrecento reclusi in via Pianezza svolgono una qualche occupazione, ricevendo una mercede. C’è chi presta la sua opera nel catering, chi di notte confeziona il pane nel forno dietro le sbarre (che dispone di una rivendita esterna) e chi si applica nel vivaio floreale. Molte iniziative sono sostenute dalla Compagnia di San Paolo. Tuttavia, poco prima di Natale le maestranze che preparavano i pasti per i compagni di cella alle dipendenze di una cooperativa, sono stati riassorbiti dall’Amministrazione penitenziaria, per via di una decisione dello Stato centrale che ha riguardato tutte le carceri. Ma solo un terzo dei cuochi ha accettato il “cambio” di datore di lavoro.

Obiettivo del direttore Domenico Minervini, giunto nel penitenziario torinese  sei mesi fa, dopo la vacatio seguita al trasferimento in un’altra città di Pietro Buffa (per dodici anni anch’egli instancabile animatore di processi di riabilitazione), è aumentare la possibilità di far lavorare donne e uomini che stanno pagando il loro debito con la giustizia, all’esterno. C’è molto da fare, anche solo aver la possibilità di sistemare l’area verde circostante il complesso o sistemare ambienti della struttura, in condizioni di evidente vetustà.

Due giorni fa le porte del carcere si sono aperte per un gruppo di consiglieri comunali per una ricognizione, segno del riannodare i fili con la città, sottolineato anche questa mattina nella sala Orologio di Palazzo Civico, in svariati interventi: per esempio domandosi se il capolinea del bus 29 potrà presto essere dislocato nel piazzale dell’istituto di pena e se per i novanta volontari che presteranno servizio all’Ostensione non sia il caso di fornire loro i biglietti gratuiti per recarsi al lavoro con i mezzi pubblici.

E lunedì, un ordine del giorno presentato da Domenica Genisio spronerà il Ministero della Giustizia a varare percorsi di inclusione sociale: “Il carcere spalanchi le porte alla riabilitazione, al dialogo con l’esterno”.  Dal canto suo il direttore Minervini ha ribadito gli sforzi per umanizzare la reclusione, con le sezioni da qualche tempo aperte per otto reclusi su dieci – a seguito dell’intervento di Strasburgo – otto, dieci ore al giorno. Con un rapporto nuovo con gli agenti della Polizia penitenziaria, non più esclusivamente di intermediazione, ma di osservazione costante. Un modo nuovo di relazionarsi che ha allentato le tensioni.

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