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Squisitezze della legalità protagoniste a CioccolaTò

di Cristina Assenzio in collaborazione con la redazione di TorinoClick

Tra gli appuntamenti inseriti nella manifestazione più golosa dell’anno, CioccolaTò, è previsto, per domenica 29 novembre alle ore 12 presso il Polo Sud del Polo Cioccolato, un incontro che delizierà il gusto e impegnerà l’attenzione dei visitatori . La presentazione del progetto “Libero: cioccolato e torrone della legalità, un impegno contro le mafie”.

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Lo stand di Libera a CioccolaTò

L’iniziativa nasce  per sostenere l’impegno collettivo contro le mafie. Le materie prime utilizzate per produrre le tavolette di cioccolato e il torrone provengono infatti da terreni confiscati alla mafia. Più precisamente da Cascina Carla e Bruno Caccia a San Sebastiano da Po.

Cascina Caccia è un bene confiscato alla ‘ndrangheta e restituito alla società grazie alla legge 109/96, dove ogni giorno giovani, associazioni e istituzioni si impegnano a dare un nuovo significato ad un luogo che ha rappresentato il potere economico delle mafie. Oggi luogo di riscatto, di percorsi educativi e di progetti per generare economica legale.

La cascina è dedicata a Bruno e a sua moglie Carla.

Bruno Caccia, procuratore capo della Repubblica di Torino, venne ucciso il 26 giugno del 1983, proprio per non essersi piegato agli interessi della mafia. Il miele di Cascina Caccia è il primo prodotto realizzato sui beni confiscati nel Nord Italia.

Un progetto che si inserisce  proprio nella logica di rinascita di un bene, un tempo nelle mani del crimine organizzato. Prevede la collaborazione dell’Associazione Libera in prima linea nella lotta contro le mafie, del lavoro degli allievi di un istituto alberghiero torinese e di un’azienda artigianale, anch’essa torinese, produttrice di cioccolato.

Il risultato: un prodotto di qualità ottenuto con materia prime del territorio. Nocciole, miele e cioccolato sapientemente miscelati che non sono semplici prodotti di consumo; portano con sè anche una storia e una cultura, un senso di legalità e giustizia.

Prodotti di eccellenza e di qualità che testimoniano in modo chiaro la potenzialità dei beni confiscati, luoghi per creare economia legale e crescita.

In linea dunque con la mission di Cascina Caccia. Per lungo tempo di proprietà della famiglia Belfiore, che annovera alcuni suoi componenti nelle fila della criminalità organizzata torinese.

Oggi è prima di tutto una casa, abitata da giovani che se ne prendono cura trasformandola in uno spazio che vuole essere condivisione e apertura: una comunità di vita accogliente che cerca di estendere il senso di condivisione verso il territorio in cui è inserita e le persone che desiderano fermarsi per brevi o lunghi periodi.

Questa scelta di condivisione e accoglienza nasce dalla convinzione che luoghi come questo debbano essere teatro di scambio e partecipazione, in cui ciascuno possa impegnarsi “per come può e come sa”, e che sostando in questo luogo ci si possa sentire “a casa”. Ad oggi il bene è uno spazio rivolto all’educazione alla legalità, ma non solo: è un’area al servizio di tutta la comunità di San Sebastiano e dei comuni limitrofi. Il bene confiscato è altresì sede di corsi e laboratori autogestiti che si affiancano alle migliaia di studenti che da tutta Italia, ogni anno, visitano il bene confiscato più grande nel Nord del Paese.

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