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Ecosistema Urbano, c’è ancora molto da fare

di Mariella Continisio

E’ un quadro critico quello emerso dalla ventunesima edizione di Ecosistema Urbano, il rapporto di Legambiente sulla vivibilità ambientale dei 104  comuni capoluoghi di provincia italiani.  Lo studio, realizzato in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore , è stato presentato oggi a Torino. Le situazioni più critiche restano quelle dell’inquinamento dell’aria, specie da particolato e biossido di azoto; migliorano invece gli indicatori sulle perdite della rete idrica e la depurazione delle acque. Nella classifica generale, i comuni piemontesi e Aosta si posizionano in maggior parte sopra la media italiana pari a 49 punti sui 100 di una ipotetica città ideale. Ai vertici della classifica nazionale ci sono Verbania, Belluno, Bolzano, Trento e Pordenone. Tuttavia queste stesse città registrano comunque delle criticità: Trento ha valori eccessivi di biossido di azoto, Verbania e Belluno perdono un terzo dell’acqua immessa in rete, Pordenone depura poco più della metà dei suoi scarichi fognari. Il rapporto fotografa quali interventi l’Amministrazione locale mette in atto e cosa c’è ancora da fare per migliorare la qualità del proprio territorio. “L’insieme dei dati ci dice, ancora una volta, che le città italiane vanno a tre velocità: sono lente, lentissime e statiche”  sostengono gli organizzatori.

Quest’anno sono stati 18 gli indicatori selezionati per confrontare tra loro i 104 capoluoghi di provincia italiani. Tre indici sulla qualità dell’aria (concentrazioni di polveri sottili, biossido di azoto e ozono), tre sulla gestione delle acque (consumi, dispersione della rete e depurazione), due sui rifiuti (produzione e raccolta differenziata), due sul trasporto pubblico (il primo sull’offerta, il secondo sull’uso che ne fa la popolazione), cinque sulla mobilità (tasso di motorizzazione auto e moto, modale share, indice di ciclabilità e isole pedonali), uno sull’incidentalità stradale, due sull’energia (consumi e diffusione rinnovabili).

Tornando alla nostra regione Verbania  supera l’85% dei punti e lo fa soprattutto collezionando buone performance negli indicatori più significativi del rapporto,  cominciando dai tre indicatori relativi all’inquinamento atmosferico. Si conferma ottimo il livello di raccolta differenziata dei rifiuti con il 73,3% della spazzatura destinata al riciclo. Verbania è seconda solo a Pordenone.

Torino, pur con un leggero miglioramento, continua ad essere penalizzato dai valori elevati di inquinamento, sia per quanto riguarda il particolato fine, sia per il biossido di azoto. La situazione della qualità dell’aria resta, tuttavia, critica nel resto della regione. I dati sugli spostamenti in auto e moto mostrano una lenta diffusione della mobilità “nuova”: a piedi e in bici integrati con trasporto pubblico efficiente. Per quanto riguarda la raccolta differenziata i dati fanno emergere situazioni diverse. Mentre un terzo dei comuni non raggiunge l’obiettivo del 35% previsto per il 2006, ve ne sono altrettanti che superano il 50%. Tra questi si annoverano Verbania, Novara e Vercelli che hanno superato l’obiettivo di legge del 65%, ponendo le basi per lo sviluppo di un’economia basata sul riciclo e riuso delle risorse che è una dei pilastri fondamentali dell’agenda europea per il 2020. Vercelli, in particolare, in pochi anni, da fanalino di coda ha raggiunto il 68,4% di raccolta differenziata a fine 2013.

“Il rapporto presentato questa mattina – ha sottolineato Enzo La volta, assessore alle Politiche per l’ambiente e l’energia, la qualità dell’acqua e l’igiene urbana che questa mattina ha aperto i lavori  – è utile per sostenere gli sforzi delle città in un’ottica ambientale. Oggi i centri urbani rivestono sempre più un ruolo importante nel perseguimento delle politiche ambientali. Per questa ragione dovrebbero essere i destinatari di risorse che invece sono sempre più limitate”. “In questa crisi strutturale – ha continuato l’Assessore –  la previsione di una riduzione del trasferimento di 4 milioni di euro alle Regioni si ripercuoterà in maniera significativa sui Comuni e, dunque, anche sui capitoli destinati al trasporto pubblico locale quando, invece, abbiamo bisogno di più treni regionali e di potenziare i collegamenti in ambito urbano. Anche il decreto Sblocca Italia – ha continuato La volta – restringe la possibilità che le città adottino strumenti di panificazione pluriennali efficaci sotto il profilo ambientale. Auspico che la discussione in Parlamento tenga conto delle criticità espresse dai Comuni in queste settimane”.

 

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