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I CAFFE’ STORICI/5 Al Bicerin

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di Antonella Gilpi

Il bar e caffetteria “Al Bicerin”, fondato nel 1763 in piazza della Consolata 5,  prende il nome dalla  omonima bevanda ed è situato dinnanzi al Santuario della Consolata.

Caffè e altre bevande venivano allora servite in tazze prive di manico simili a scodelle in un ambiente con pochi tavoli e panche di legno.

albicerin_02Il locale cambia volto all’inizio dell’Ottocento: tutto il palazzo viene ristrutturato e il caffè prende l’aspetto che con cura è stato conservato sino a oggi.

Compaiono la cornice esterna in ferro, i pannelli pubblicitari ai lati, le colonnine e i capitelli in ghisa, mentre dentro le pareti vengono abbellite con boiseries di legno decorate da specchi  e da tavolini in marmo. Il bancone è sempre quello, solido e insostituibile. Alle sue spalle spuntano i vasi di confetti, ben 40 tipi diversi.

Tra i fattori di successo del locale troviamo l’invenzione di una gustosa evoluzione della bavareisa, una bevanda allora di gran moda che veniva servita in grossi bicchieri, fatta di caffè, cioccolato, latte e sciroppo.

albicerin_03Il rituale del nuovo “bicerin” prevedeva che i tre ingredienti fossero serviti separatamente. Inizialmente erano previste tre variati: “Pur e fiur” (l’odierno cappuccino), “pur e barba” (caffè e cioccolato), “’n poc ‘d tut” (ovvero un po’ di tutto), con tutte  e tre gli ingredienti miscelati. E’ stata quest’ultima formula ad avere successo tanto che da questo piccolo Caffè si diffuse anche negli altri locali della Città, divenendone addirittura uno dei simboli della Città.

La bevanda viene servita in piccoli bicchieri (bicerin in dialetto) senza manico e dalla metà dell’ottocento sino al 5 dicembre 1913 il suo prezzo era di tre soldi, cioè 15 centesimi, poi passò a 20.

Il fatto che il locale fosse a conduzione femminile, in un epoca in cui i bar erano esclusivo dominio maschile, lo rendeva consono a essere frequentato da dame.

albicerin_04Dal 1910 al 1975 il locale è stato gestito dalla signora Ida Cavalli, con l’aiuto della sorella e della figlia Olga, donne molto amate dalla città, tanto da divenire esse stesse un’istituzione. Più padrone di casa che ostesse, accudivano amorevolmente tutti gli intellettuali squattrinati che cercavano nel Caffè riparo dal freddo. Molti di loro divennero personalità di grande rilievo.

Ancora oggi guardando il tavolino d’angolo sotto l’orologio, sembra di vedere il Conte Cavour che sorseggiava il bicerin con il giornale in mano, in attesa dell’uscita della famiglia reale, pronto per accompagnare il gruppo sulla via del ritorno.

Anche Alexander Dumas padre in una lettera  parla del bicerin come di una di quelle cose da non perdere visitando Torino e  piaceva pure a Giacomo Puccini che abitava a pochi passi, in via S.Agostino.

Troviamo anche Friedrich Nietzsche, Maria Josè e Umberto II, Macario in compagnia di qualche bellezza del palcoscenico e altri attori come Carlo Campanili di ritorno dal set del film di Totò, e la diva della rivista che scendeva con maestria le scale del palcoscenico, Wanda Osiris.

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