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Cosa leggere? “Caro direttore”, di Indro Montanelli

Nel 1974, Indro Montanelli, fondando il “Giornale Nuovo”, si getta in una battaglia giornalistica e politica per dare voce a quell’opinione pubblica moderata e liberale sempre più soffocata negli anni degli scontri di piazza e degli opposti estremismi, del conformismo di sinistra e del possibile compromesso storico.

Di quella battaglia la pagina delle lettere è insieme lo specchio e un’arma acuminata, e riassume, più ancora degli articoli di fondo, lo spirito del “Giornale”.

Per questo lo stesso Montanelli selezionò nel 1991 le lettere e le risposte più significative, pubblicate tra il giugno 1974 e la fine del 1977, quando ormai l’Italia era entrata negli “Anni di piombo”.

Rileggerle oggi vuol dire ritrovare il Montanelli ferocemente anticomunista e nemico della partitocrazia, difensore dell’iniziativa privata e della meritocrazia contro il populismo sul lavoro e nella scuola, paladino della borghesia e suo implacabile fustigatore.

Ma come sempre Montanelli non si può incasellare in una formula fissa: eccolo allora scandalizzare un lettore diciottenne, molto più benpensante di lui, quando confessa che non canterebbe in un coro nemmeno se il coro si mettesse a cantare una musica di suo gradimento, che ha simpatia per i Radicali di Pannella e che è orgoglioso della tessera ad honorem di una federazione anarchica catalana, ricevuta durante la guerra civile spagnola.

Così questo libro è davvero uno spaccato degli anni Settanta, rivissuti, giorno per giorno nei loro aspetti “più spiccioli e concreti di politica, di cultura, di costume, come li vedevano non gli addetti ai lavori, ma i cosiddetti nonnini della strada”,  ed è davvero “qualcosa di mezzo tra il pro-memoria, la cartella clinica e l’istruttoria” per capire ciò che era e ciò che sarebbe diventata l’Italia e per capire, soprattutto, l’uomo Montanelli, la sua storia, le sue idiosincrasie e il suo itinerario nei venticinque anni seguenti.

Antonella Gilpi

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