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Cosa leggere? ‘La geografia di Biagi’, di Enzo Biagi – seconda parte

“GERMANIE”
Il titolo Germanie, del quarto libro della sua Geografia, non è un errore, ma rispecchia una realtà storica e politica: di Germanie ne figurano due sulla carta dell’Europa (la Repubblica Federale e quella Democratica), ma ne esistono assai di più nella realtà: c’è ad esempio molta differenza tra un berlinese e un cittadino di Monaco, tra chi ha fatto la guerra e chi è nato dopo il nazismo, tra chi appartiene al mondo della cultura o a quello degli affari, il libro cerca di andare oltre i limiti e i giudizi sommari, non accetta le divisioni manichee.
Aushwitz o Beethoven, tutto il Bene o tutto il Male, o le frasi fatte: racconta ciò che è stato, ma per rendere più comprensibili certe ambigue situazioni di oggi, Enzo Biagi intesse il racconto sulle testimonianze dei personaggi che hanno avuto e hanno una parte di rilievo nella vita tedesca, di qua e di là dal muro, e le sue pagine aiutano a capire i problemi e le ansie di quello che Adenaver definiva :”il popolo più soddisfatto della terra”. Il libro è del 1977.

“SCANDINAVIA”
E’ il quinto volume che Biagi, con un piccolo arbitrio, a quella comunità che si chiama “il grande Nord”, aggrega anche la Finlandia, nonostante abbia una lingua che sta a sè, e origini etniche lontane e confuse. E’ una terra che esercita un forte richiamo: per quel tanto di diverso che c’è nel clima e nel succedersi delle stagioni, per il fascino della natura, per i ricordi letterari o cinematografici, per la bellezza delle donne e la libertà dei costumi, o per le conquiste sociali.
La Svezia, ad esempio, è da molti considerata un modello di democrazia e di sviluppo, la punta più avanzata di un capitalismo che sa adeguarsi alle nuove esigenze e riesce a distribuire, con un assai vivo senso della giustizia, il benessere e la sicurezza.
Biagi racconta il peso della tradizione e l’ansia del futuro, poi le saghe dei Vichinghi e il mondo antico dei Lapponi.
Ciò che è rimasto del mito e ciò che è cambiato: dal Brutto anatroccolo di Andersen a Paperino di Walt Disney anche le favole si sono adeguate.

“FRANCIA”
Questo è il sesto volume, su una scena incomparabile si muovono i protagonisti della vita francese: i politici e i filosofi, i letterati e le belle donne, gli industriali e i contadini, i superstiti della “belle epoque” e quelli di Vichy, i religiosi e i condannati alla ghigliottina, i giornalisti e i cinematografari, la gente della provincia e i nobili dei castelli, e come in un grande tappeto si disegnano le trame del passato e si intuiscono i segni del futuro.
Questo è un libro nato da una profonda simpatia e da tenaci ricordi.
Scrive Enzo Biagi nell’introduzione:” il mio amico Federico Fellini sostiene che se la nostra generazione non è cresciuta proprio del tutto stupida, è davvero un miracolo: io penso che buona parte di questo prodigio lo dobbiamo alla Francia. Ai suoi libri, ai suoi film.. E’ stata per noi la patria del ragionamento, e anche la speranza: quegli operai sconfitti che avevano vissuto le giornate del Front Populaire ce li siamo portati dietro. Adesso, è sempre almeno un appuntamento con la nostalgia”.

“CINA”
Il penultimo libro è la Cina.
E’ il resoconto di un viaggio nella Repubblica Popolare, e l’ultimo capitolo riferisce di un soggiorno a Taiwan.
Come sempre Biagi fa parlare la gente, che narra la sua vita e la sua esperienza: contadini e militari, letterati ed attori, operai e giudici, profughi e perseguitati, scienziati e poeti, e il racconto si sviluppa sorretto dalla curiosità e dalla simpatia umana, e senza pregiudizi ideologici. Ne viene fuori un mondo appassionante e anche, per qualche aspetto, inedito.

di Antonella Gilpi

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