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Spoon River al Cimitero Monumentale

I cimiteri sono luoghi della memoria personale, ma anche comunitaria, luoghi di affetti e incontri profondi. Sono spazi frequentati da una umanità che si reca per onorare persone che hanno amato, luoghi di forte impatto emotivo che trasmettono un grande senso di pace.

Negli ultimi anni però si è sviluppata una nuova e curiosa tipologia di turismo: il necroturismo o turismo cimiteriale.

Per alcuni si tratta di un’esperienza originale, per altri si configura come turismo culturale, che permette di scoprire un luogo attraverso la sua storia, la sua cultura e la sua arte. E i cimiteri raccontano sicuramente tutto questo a chi ha la voglia di ascoltare e osservare, andando al di là della concezione comune e prevalente, secondo la quale si tratta semplicemente di luoghi che suscitano tristezza e un certo timore.

Afc, la Società che gestisce i servizi cimiteriali cittadini, in collaborazione con la Città di Torino, per il secondo anno consecutivo, ha realizzato il progetto “Spoon River in Riva al Po” un percorso di scrittura creativa sulla memoria collettiva della comunità custodita al cimitero Monumentale.

“Spoon river in riva al Po”, curato dallo scrittore Giuseppe Culicchia e ispirato alla celeberrima opera di Edgar Masters Lee, ha coinvolto una classe di studenti del “Liceo Classico Massimo D’Azeglio” in un laboratorio di scrittura sulle tracce di illustri defunti torinesi: da Macario a Rita Levi Montalcini, da Massimo D’ Azeglio a Cesare Lombroso, da Francesco Tamagno ad Edmondo De Amicis passando attraverso la leggenda del Grande Torino e le storie partigiane di Nicola Grosa e delle sorelle Arduino.

La Spoon River di quest’anno è stata pensata su misura per il liceo D’Azeglio, che ha un legame speciale con il capolavoro di Edgar Lee Masters. Non va dimenticato che il libro fu tradotto in italiano proprio da una studentessa del famoso liceo torinese: Fernanda Pivano, che lo tradusse su suggerimento di Cesare Pavese, supplente nella sua classe per qualche mese.

Gli studenti dopo aver visitato le tombe di alcuni dei personaggi sepolti al Cimitero Monumentale, hanno scritto il proprio personale “Spoon river” torinese lasciandosi ispirare dalle loro storie e dalla loro memoria; allo stesso tempo, hanno affronto il tabù di una morte che, apparentemente lontana, in realtà coinvolge tutti: ricchi, poveri, nobili e popolani.

Il viaggio di “Spoon river in riva al Po” si è concluso il 4 giugno scorso con la rappresentazione finale degli epigrammi creati dai ragazzi. Un evento speciale – inserito nell’ambito del programma per la Settimana europea alla scoperta dei cimiteri storici  che si è svolto proprio al Cimitero Monumentale, durante il quale, gli studenti introdotti dallo scrittore Culicchia, hanno letto le proprie opere con l’accompagnamento di una colonna sonora eseguita per l’occasione dal trombettista Giorgio Li Calzi, direttore del Torino Jazz Festival. Sono stati così bravi che l’epigramma su Primo Levi di uno di loro, lo studente Riccardo Fracchioni , è stato pubblicato anche su “la Repubblica” nella pagina dedicata alla poesia a cura di Gian Luca Favetto.

L’idea è stata quella di raccontare il cimitero Monumentale, un vero e proprio museo a cielo aperto, un luogo di riflessione e memoria dove si possono incontrare tombe di sconosciuti e di personaggi illustri, troppo spesso dimenticati.

Il percorso dei ragazzi è passato da Silvio Pellico a Cesare Lombroso, da Primo Levi a Fred Buscaglione, ma anche da Isa Bluette, che confezionava le sigarette alle Manifatture Tabacchi ma divenne poi una famosa soubrette, scoprì Totò ed Erminio Macario, che è sepolto a pochi passi da lei.

Per approfondire la conoscenza e per valorizzare l’importanza storica e artistica del Complesso Monumentale, dal 25 maggio al 9 giugno, la Città ha aderito alla Settimana europea alla scoperta dei cimiteri storici con letture, presentazioni di libri, mostre fotografiche e video, visite guidate, rappresentazioni e concerti.

 

Dedicata a Primo Levi di Riccardo Fracchioni

Quando mi dissero “tu

vai di qua”, / Ci andai,

ma fu Alberto a

spiegarmi / Che chi si

adattava agli ordini, /

Qua nel lager, era il

primo a morire.

Quando mi dissero “vieni

con noi” / ci andai lo

stesso, perché avevo

paura.

Ma fui salvato e non

sommerso perché, /

come Alberto, sapevo far

reagire i veleni, / e non

facevo domande.

Per puro caso lui partì e

io rimasi: / non l’avrei

più rivisto.

Ma avrei scritto di lui: gli

dissi, quando / saremo

fuori, racconterò tutto

quello che / ho dentro,

ogni persona sarà un

elemento, / e tu, amico

mio caro, / sarai l’oro

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