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Al lavoro la solidarietà

Al terzo piano di Palazzo Civico c’è un ufficio dove il dare (più precisamente il donare) e l’avere (il ricevere) non è mera contabilità. Qui si misura l’empatia e la generosità che amalgama i novemila lavoratori del Comune, con risultati attivi e lusinghieri.

Anticipando di un anno lo spirito delle norme introdotte nel contratto nazionale di lavoro negli Enti Locali, firmato nella tarda primavera, la Direzione Organizzazione in accordo con le organizzazioni sindacali, aveva dato attuazione alle ferie solidali, consistenti nella cessione volontaria e gratuita di parte delle proprie giornate di riposo.

Le donazioni non si sono fatte attendere. Già all’indomani della pubblicazione della circolare nell’Intracom aziendale c’erano stati colleghe e colleghi disponibili a cedere giornate di ferie (fino a 12 l’anno) a chi si trovasse in particolari condizioni di assistenza continuativa, indicando esplicitamente il destinatario o cedendole in modo generalizzato. Ebbene, in diciassette mesi, sono stati 154 i dipendenti – tra essi diversi dirigenti, vigili urbani funzionari e molti impiegati – che hanno complessivamente offerto 992 giorni di ferie. Taluni dando indicazioni precise, contribuendo ad alleviare quella o quell’altra emergenza nata da un evento traumatico improvviso, un incidente, i più contribuendo ad alimentare il serbatoio generale di giornate. Un atto di solidarietà che li ha resi concretamente umanitari, dimostrando di avere un cuore grande.

Così, del patrimonio fatto di tempo libero dal lavoro per dedicarsi a figli, al coniuge o al convivente che per le sue condizioni precarie di salute ha necessità di assistenza costante ne hanno usufruito 23 colleghi nel 2017 e 26 nei primi dieci mesi dell’anno in corso. Si è trattato per lo più di un massimo di quindici giorni lavorativi – tre settimane effettive –  usufruiti una volta esaurite le proprie giornate di riposo, quando lo stato di necessità di assistere un congiunto, di esserle o essergli di supporto per concludere le terapie, purtroppo persiste. E la boccata d’ossigeno offerta da questa sorta banca del tempo dove il bilancio resta in attivo di 414 giorni, è davvero essenziale per mamme alle prese con la convalescenza di figlio, a mariti o mogli che per restare vicini ancora un po’ al congiunto che soffre o che deve fare la spola con ambulatori per sottoporsi a terapie o riabilitazioni debbono stare distanti dalla scrivania, o dal servizio. Un balsamo di 578 giornate, frutto del piano di azioni positive comunali, che avrebbe altrimenti obbligato a salti mortali per stare vicino alla persona cara, e ha invece alleviato il disagio di una dolorosa lontananza. Un esempio di civiltà nei rapporti intrapersonali che fa scuola, un’esperienza di resilienza che decollata in forma sperimentale ora andrà via via a sincronizzarsi con le norme contrattuali collettive.

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