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Il saluto della Città alla Festa del Sacrificio

Pubblichiamo il testo del discorso che l’assessore ai Diritti Marco Giusta ha tenuto portando il saluto della Città alla celebrazione della Festa del Sacrificio della comunità musulmana di Torino. La celebrazione si è tenuta questa mattina al Parco Dora.

Buongiorno a tutte e tutti, ed Eid Mubarak said.

Sono felice di condividere con voi questa giornata di festa, grazie per avermi invitato.

È per me un orgoglio rappresentare la Città e portare i saluti della Sindaca a tutti e tutte voi. Vorrei anche ringraziare in modo particolare chi ha contribuito a organizzare questa giornata e il Coordinamento dei centri di cultura e religione islamica con cui lavoriamo in modo splendido da anni. Grazie mille, davvero.

Oggi musulmani e musulmane vivono la nostra città, vivono il nostro Paese, vivono l’Europa. Sono cittadine e cittadini, sono compagni di classe dei nostri figli e colleghe, amiche e parenti. Le comunità musulmane vivono le stesse gioie e gli stessi lutti, come la tragedia di Ferragosto a Genova, in cui due delle vittime erano di fede islamica.

È bene ripeterlo, chiaro e forte: musulmani e musulmane sono parte integrante della nostra società, come i cattolici, i valdesi, gli ebrei, gli atei e persone appartenenti a tutte le altre fedi e spiritualità.

Ed è bene ripeterlo perché c’è chi nega questa semplice realtà. Se lo fa non è perché è cieco, lo fa perché ha un’altra idea di società, una società immobile, che non cambia, che ha sempre le stesse strutture di potere. Il bianco un gradino sopra chi bianco non è. L’uomo un gradino sopra la donna, e tutti due gradini sopra musulmani, migranti, “minoranze” in ogni possibile accezione.

È un pensiero che mi fa paura, che mi mette tristezza. Ma, come disse una volta Hasan al-Basrî, “La tristezza prolungata in questo mondo genera le buone azioni”.

Queste buone azioni dobbiamo costruirle. Ieri è la somma di quanto fatto finora, oggi è una situazione ancora fluida in cui cittadine e cittadini musulmani lottano per veder riconosciuto il loro diritto a professare in pace la loro religione. E domani?

Ecco, su questo non ho una risposta. Ho delle idee, ma sono le mie, e credo che il domani lo dobbiamo costruire insieme partendo da una semplice domanda: che idea di Torino abbiamo in mente? Che idea di Italia, che idea di Europa? Che cosa vogliamo per noi e per i nostri figli e per le nostre figlie? In che mondo vogliamo che crescano, studino, lavorino, viaggino e si innamorino?

Io credo che la risposta dipenderà da quanto abbiamo intenzione di lottare per una società in cui vincono rispetto e ascolto. Ascolto e rispetto per le scelte di fede, rispetto per uomini e donne, per le scelte di vita, per gli orientamenti sessuali.

Il nostro domani dipenderà dalla capacità delle istituzioni, come il Comune, di ascoltare tutte le voci, e dalla volontà di ogni comunità di lottare per i suoi diritti e per quelli di tutti gli altri e delle altre, soprattutto di chi è più debole di noi: dai lavoratori alle donne, dai giovani agli anziani, e così via. Perché “nessuno è un vero credente se non desidera per suo fratello ciò che desidera per se stesso.”

Io sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto fino a ieri, sono determinato a lottare oggi, sono qui a chiamarvi a fare, insieme a noi, la vostra parte per il mondo di domani.

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