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Confronto Europa – Russia sulle migrazioni

di Mauro Marras

Ue-Russia Civil Society Forum (CSF) è una rete di organizzazioni non governative provenienti da Russia e l’Unione europea, istituita come iniziativa civica spinta dal basso, di cui non fanno parte governi, partiti politici e imprese. L’obiettivo del Forum è quello di rafforzare la cooperazione tra le organizzazioni della società civile e di contribuire alla integrazione tra la Russia e l’Ue, sulla base di valori comuni di pluralismo democratico, Stato di diritto, diritti umani e giustizia sociale.

Il CSF è una rete che favorisce lo scambio di buone pratiche e la progettazione condivisa fra la società civile russa e quella dell’Ue. Finanziato, fra gli altri, dalla Commissione europea e dal Ministero degli Affari esteri tedesco, il CSF è diventato negli ultimi anni uno spazio rilevante di discussione su temi sociali, ambientali, di diritti umani.

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Oggi si è tenuto nella Sala delle Colonne di Palazzo civico un incontro della rete CSF dal titolo Migration Matters, “le migrazioni sono importanti”: un confronto di esperienze di innovazione sociale a partire dall’analisi della situazione europea e russa che ha impegnato per tre giorni esponenti delle associazioni della società civile di Italia, Russia, Romania, Ungheria, Germania, Polonia e Olanda, coordinato da Ralph Du Long, consigliere della regione olandese della Drenthe e componente del direttivo del CSF.

La crescente insofferenza e paura del “diverso” delle nostre società non è un fenomeno riservato all’Unione europea, ma investe anche la Confederazione russa: dal 2007 sono in crescita i casi di intolleranza e di violenza razziale, a volte anche con veri e propri casi di omicidio. Mentre gli stati eliminano, come in Russia, gli organismi di gestione dell’immigrazione per ridurre i crescenti costi, il problema si scarica sui ministeri dell’Interno, che gestiscono i migranti come “criminali”, fuorilegge da perseguire, internare ed espellere.

D’altro canto, invece, le organizzazioni della società civile e gruppi di avvocati sempre più specializzati e agguerriti utilizzano l’arma delle Corti europee di Strasburgo (Corte europea dei diritti dell’uomo e Corte di Giustizia dell’Unione europea) per applicare le Direttive Ue più favorevoli, come la numero 43 del 2000, ottenendo un atteggiamento positivo delle Corti.

Eppure, come ha detto Balint Jòsa, project coordinator del network internazionale United nel corso dell’incontro, “il problema non è la migrazione ma i confini: non sappiamo più vivere insieme”. Ecco dunque come il CSF ha deciso di lavorare in futuro per migliorare la risposta europea e russa alla crescente intolleranza sociale e al freno tirato dalle istituzioni a qualsiasi risposta politica utile ad affrontare in modo risolutivo il “problema” migrazioni.

Posto che la paura e l’intolleranza sono fenomeni comuni ai Paesi presenti, il gruppo proseguirà il proprio lavoro definendo modelli positivi di cooperazione sociale per gli immigrati, favorendo una maggiore e migliore informazione in Russia della situazione europea, affrontando il tema dei Centri Cie a partire da una mappatura dei siti e sviluppando l’informazione e la ricerca di strumenti utili ad arginare il fenomeno dei minori migranti che scompaiono.

Riguardo a questo ultimo, grave problema, secondo il rapporto pubblicato dalla ong Oxfam a settembre nel 2016, 28 minori al giorno si allontanano dai centri di prima accoglienza. Il 15 percento dei migranti è rappresentato da bambini e ragazzi che viaggiano soli. In cifre, 13.705 minori soli sono sbarcati in Italia quest’anno, contro i 12.360 di tutto il 2015; il 40 percento di essi si trova in Sicilia: l’attuale normativa infatti prevede che i minori soli siano automaticamente in carico ai servizi sociali dei cosiddetti “comuni di rintraccio”, cioè i Comuni in cui di fatto approdano. Nei primi sei mesi del 2016 quelli per i quali è stato segnalato l’allontanamento sono stati ben 5222.Sono minori di cui semplicemente si perdono le tracce, la maggior parte sono egiziani (23,2 per cento), somali (23,1 per cento ) ed eritrei (21,1 per cento).

L’assessore con delega all’Integrazione, Marco Giusta, ha annunciato nel corso dell’incontro la volontà di portare nella nostra città “antenne” delle maggiori reti internazionali che si occupano di cooperazione e di politiche dell’immigrazione, “per fare della nostra città un luogo di confronto europeo e favorire l’ingresso delle associazioni torinesi nelle reti”. Manifestando la contrarietà dell’Amministrazione alla presenza dei Cie (Centri di identificazione ed espulsione), Giusta ha denunciato “la mancanza di informazione sulle cose che vi avvengono, la difficoltà di verificare la corretta applicazione dei diritti civili”.

L’obiettivo della Città è dunque, spiega l’assessore, “la costruzione di una Torino accessibile, in grado di produrre una narrazione diversa da quella che scarica le colpe della crisi su migranti e diversi. Dobbiamo amplificare le occasioni di relazione tra le persone, garantendo a tutti una possibilità di integrazione, costruendo percorsi differenziati a seconda del progetto di vita di ciascuno”. Ciò potrà avvenire attraverso due percorsi: “Lo sviluppo di opportunità di integrazione al massimo livello con l’apporto di esperienze e competenze internazionali; la valorizzazione del patrimonio culturale torinese rappresentato dalle culture minoritarie: riconosciamo, ad esempio, le feste delle diverse comunità come feste di tutti, come una ricchezza delle città e non soltanto delle comunità che le organizzano”.

L’evento è utile per le realtà piemontesi per valorizzare le buone pratiche in un contesto internazionale e per trovare partner, progettualità, sostegno alle proprie attività. Non si internazionalizzano soltanto le attività imprenditoriali, ma anche progetti, strumenti, conoscenze e buone pratiche di innovazione sociale.

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