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Da migranti a cittadini: in un anno 180mila i nuovi italiani

di Mauro Marras

Parlare di immigrazione fuori dal pettegolezzo da social network, che genera fobie, produce dicerie, alimenta propagande basate sulla paura delle diversità, è possibile.

Il Dossier Statistico Immigrazione 2016 propone ancora una volta i dati principali sul fenomeno migratorio in Italia, che aiutano a superare i luoghi comuni troppo spesso diffusi e spesso alimentati ad arte. Dati raccolti e analizzati dal Centro di Studi e Ricerche Idos in collaborazione con la redazione della rivista Confronti e con la rete dei redattori regionali del Dossier e di oltre un centinaio di autori. Fondamentale il supporto offerto dal Fondo Otto per Mille della Chiesa Valdese.

I dati sono stati presentati oggi presso la Casa Valdese di Torino, con l’intervento dell’assessore comunale alle Famiglie e Pari opportunità Marco Giusta, don Fredo Olivero responsabile dell’Ufficio Migranti della Diocesi di Torino e Luciano Scagliotti, Idos/Enar Italia.

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Gli stranieri residenti in Italia alla fine del 2015 erano 5.026.153, con un aumento nel corso dell’anno di appena 12mila unità, anche se le anagrafi hanno registrato 250mila persone giunte dall’estero. A questo dato si aggiungano i 72mila nuovi nati da genitori stranieri: un bambino su sette nel totale delle nascite in Italia. Il basso aumento delle presenze è un dato condizionato dai 178mila nuovi cittadini italiani, stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana, che sono nel complesso 1,15 milioni. L’elevato incremento delle acquisizioni di cittadinanza lascia ipotizzare che nel 2050, a tasso invariato, vi saranno oltre 6 milioni di cittadini italiani di origine straniera.

Ma a fianco dei 178mila nuovi italiani, ci sono le centinaia di migliaia di eterni stranieri e i 70mila cui il permesso di soggiorno è scaduto e magari ha investito per decenni per un progetto di vita da realizzare nel nostro Paese. Risorse spese dalla collettività per l’integrazione, speranze, progetti di felicità accantonati all’improvviso per aver perso il lavoro e con esso il diritto a restare tra di noi.

Perché l’immigrazione fa paura? “Se avessimo la risposta avremmo anche la soluzione in tasca” ha commentato l’assessore Marco Giusta. Molti i motivi plausibili: “Avvertiamo che la situazione sociale e politica sta peggiorando, soprattutto in termini di sicurezza sociale e di diritti. Poi vediamo che in altri Paesi i modelli di inclusione sociale non hanno funzionato, come in Francia o in Germania. E poi c’è una parte di insicurezza indotta dai media, dal dibattito pubblico, dalla malapolitica che vive sull’insicurezza e l’alimenta, dalla disinformazione. La ricerca dell’Idos permette di riportare il discorso sui numeri reali, sui fatti, anche se spesso non bastano a vincere paure e percezioni indotte”. “Quando parliamo, nel programma del nostro assessorato, di non lasciare indietro nessuno e nessuna, intendiamo dire che quello che ci fa davvero paura è sapere di aver lasciato indietro tante persone, ci spaventa sapere che al nostro fianco vivono persone che non hanno nulla da perdere. Non lasciare indietro nessuno e nessuna è semplicemente giusto, una società ingiusta genera rabbia, frustrazione, disgregazione, violenza” ha concluso Giusta.

Sono molte le Regioni e i Comuni che hanno già sperimentato forme di inserimento dei rifugiati e dei richiedenti asilo in attività sociali a favore della comunità ospitante: una prospettiva che, se accompagnata da un’adeguata formazione civica, professionale e linguistica, con l’opportuno coinvolgimento del terzo settore e delle organizzazioni religiose, potrebbe avviare un’integrazione efficace, replicabile in vari contesti territoriali.

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