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La rivoluzione dell’orto. Una rassegna fotografa la vocazione agricola torinese

Con centinaia di ettari tra aree agricole e orti, Torino, nel corso degli anni ha fatto propria l’esperienza della coltivazione urbana, diventando una delle città italiane di riferimento per numero di iniziative.

Nati dal recupero e dalla riconversione in spazi di coltivazione di aree dismesse, di luoghi di aggregazione sociale come i giardini scolastici o ancora di zone inutilizzate, i 700 orti urbani torinesi sono esempi significativi di riqualificazione territoriale che genera benefici ambientali, sociali ed economici.

A questo tema è dedicata la mostra fotografica che l’Urban Center Metropolitano presenta insieme a Slow Food: La rivoluzione dell’orto. Percorso espositivo che racconta i casi più significatici e virtuosi di orti urbani, non solo nell’area metropolitana di Torino, ma allargati anche a esperienze internazionali (nell’immagine San Francosco).
1La rassegna parte dai numeri del fenomeno e dalla sua evoluzione, che si può leggere come una rivoluzione: basti pensare che nella sola area di Torino la superficie dedicata specificatamente agli orti nel corso degli ultimi cinque anni è raddoppiata.

Attraverso le immagini si possono conoscere i casi di Torino e dell’area metropolitana (da Ortoalto – Le Fonderie Ozanam di via
Foligno, a Terra e Aria. Vivaio di orizzonti della Casa Circondariale Lorusso e Cotugno, a Korto di
Venaria Reale, ecc), ma anche di Milano, Caserta, Vernazza, oltre a quelli internazionali: tra questi quello berlinese di Prinzessinnengarten nel cuore di Kreuzberg, quello di Istanbul (Turchia), Turda
(Romania), Chigaco, New York, Uganda, Tanzania.

 

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