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Il futuro di Salone del Libro ed Arcate ex Moi

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di Mauro Gentile

“Torino vuole continuare ad avere il Salone del Libro. Ci stiamo attrezzando non solo per continuare ad organizzarlo, ma per rafforzarlo”. Parole con cui la sindaca Chiara Appendino – chiudendo questo pomeriggio in Sala Rossa le comunicazioni relative alla buchmesse libraria – ha sottolineato la volontà e l’impegno dell’Amministrazione comunale, insieme a Regione Piemonte e Ministero per i Beni Culturali e Turismo, di lavorare per fare in modo che Torino resti la sede dell’annuale, e ormai storico, appuntamento con il mondo dell’editoria nazionale e internazionale. Nel corso della comunicazione è stato ricordato che un passo in questa direzione è stato compiuto proprio nei giorni scorsi, con l’intesa raggiunta con GL events: un accordo che, per ospitare il Salone del Libro nell’area espositiva del Lingotto, prevede nel prossimo biennio il dimezzamento del canone di affitto, che passerà dai 1,2 milioni pagati in passato a 600mila euro, e  l’impegno da parte del gruppo francese a investire 100mila euro in iniziative promozionali.


Per assicurare al Salone un futuro nella città della Mole, sta risultando altrettanto importante – come ha evidenziato l’assessora alla Cultura, Francesca Leon –  “l’avere avviato un dialogo con controparti come l’Aie (l’associazione degli editori) che è tra i soci fondatori della Fondazione per il Libro e lamenta, in particolare nell’ultimo triennio, di non essere stata adeguatamente coinvolta. Una scelta questa – ha aggiunto Leon – che potrebbe consentire lo sblocco di una situazione che sembrava ormai consolidata su posizioni inconciliabili”.
Nel pomeriggio della Sala Rossa, alle comunicazioni sul Salone del Libro sono seguite quelle sul passo indietro dell’Università di Torino rispetto all’utilizzo delle ex Arcate Moi come sede di un polo scientifico e tecnologico. A tal proposito, “la Città – ha spiegato il vicesindaco Guido Montanari – considera necessario avviare una immediata interlocuzione con i due atenei al fine di verificare quali condizioni possono essere applicate affinché l’Università degli Studi di Torino non proceda con l’avvio delle pratiche formali di recesso. E’ evidente – ha aggiunto Montanari – che, trattandosi di un centro di didattica e di ricerca congiunto, l’assenza dell’Università metterebbe anche in discussione l’interesse del Politecnico”.
Che cosa succederebbe se il passo indietro degli atenei torinesi diventasse un definitivo dietro front? “Nel caso la soluzione prospettata Università e Politecnico non si riveli praticabile – ha detto il vicesindaco – è volontà dell’Amministrazione sondare alternative che permettano una fruizione degli spazi in sintonia con la loro vocazione architettonica e urbanistica. Tra queste nuove prospettive paiono praticabili la destinazione ad attività mercatali, piccolo commercio, attività produttive e di servizio da verificare con gli attori e con le esigenze sociali ed economiche del quartiere”.

 

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