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Da Torino a Tulul al Baqarat: la nuova missione del Centro Scavi di Torino

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di Carla Piro Mander

E’ di nuovo in partenza. Va a Kut, una città a circa 180 km a sud-est di Baghdad, dove dal 2013 dirige una missione archeologica torinese impegnata nello scavo del sito di Tulul al Baqarat.

Lui è Carlo Lippolis, professore  associato  presso  il  Dipartimento  di  Studi  Storici  dell’Università  degli  Studi  di  Torino, esperto di Medio Oriente. Un archeologo torinese impegnato in zone che oggi sono teatro di conflitto.

Lippolis dirige il Centro Scavi Archeologici per il Medio Oriente e l’Asia, un’eccellenza della ricerca nel campo degli studi storici. La Città è tra i soci del Centro Scavi; TorinoClick seguirà la missione a distanza.

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Professor Lippolis, che cosa state cercando?

Il sito, danneggiato da scavi clandestini negli anni successivi alla II guerra del Golfo, è stato indagato da una missione iraqena tra 2008 e 2010 con risultati di grande interesse storico e archeologico che hanno riportato alla luce un complesso templare di epoca neobabilonese che insiste su livelli culturali più antichi.

La missione italiana, dal 2013, ha cominciato a indagare anche i dintorni delle aree scavate, confermando la presenza di livelli antichissimi, con una continuità insediativa eccezionale, perché dal IV millennio a.C. giungono fino all’epoca islamica.

Anche i ritrovamenti materiali fatti dagli iraqeni sono di estremo interesse: in particolare, la presenza di iscrizioni reali (bolli laterizi, ma anche iscrizioni su pietra) testimonia come questo centro dovesse essere particolarmente importante come centro religioso per i più grandi sovrani della storia mesopotamica, da Naram Sin di Accad, a Shulgi di Ur, a Nabucodonosor di Babilonia.

Come si chiamava la città in epoca antica?

Ad oggi l’identificazione dell’antico nome del sito non è ancora stata fatta. Speriamo che  futuri ritrovamenti epigrafici o archeologici possano permettere di sapere quale fosse l’antico toponimo di questo santuario e del limitrofo insediamento che doveva occupare un’area assai più ampia di quella finora indagata.

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Con quali propositi partite?

Dopo le ricognizioni preliminari sul terreno, la missione italiana si propone per questa stagione (2016) di riprendere alcuni settori di scavo nell’area centrale del tempio e, al contempo, di sondare altri settori  circostanti, alla ricerca di altre strutture monumentali.

Gli interventi pianificati sono:

–          La documentazione sistematica attraverso rilievo architettonico e ortofotografie delle strutture già scavate (ma mai pubblicate e documentate solo parzialmente), onde evitare la perdita di dati fondamentali: le strutture del tempio sono infatti in mattone crudo e, esposte alle intemperie, si stanno velocemente deteriorando;

–          L’apertura di scavi estensivi nell’area del santuario;

–          La continuazione della ricognizione dell’area intorno alla collina principale, per affrontare uno studio e una ricostruzione del paleoambiente e delle fasi insediative della regione, dal IV millennio all’epoca islamica.

Alla missione parteciperanno, oltre a me, due archeologi torinesi  e un topografo, oltre ovviamente a tre rappresentanti delle antichità iraqene e ad alcuni operai. Altri studenti e specialisti italiani stanno al momento seguendo la ricerca dall’Italia: l’organizzazione logistica nel paese non  è infatti semplice e, al momento, la missione viene di anno in anno composta da quelle sole persone che sono strettamente fondamentali allo svolgimento delle operazioni annuali sul sito.

Le date della missione sono al momento pianificate tra il 1 aprile e il 2 giugno 2016.

Nei due mesi durante i quali la missione torinese sarà impegnata a Baqarat, è inoltre prevista l’inaugurazione a Baghdad dei nuovi Istituti di scienze archeologiche e conservazione dei monumenti appena riallestiti all’interno di un edificio storico del centro di Baghdad (nei pressi del suq), lungo il Tigri.

 

 

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