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Tornare alla natura per la nostra sopravvivenza

di Antonella Gilpi

Un documentario sulla sciamana Nadia Stepanova ha aperto, venerdì, il Convegno dell’Associazione Laima “Culture indigene di pace. I sentieri della terra” che si è tenuto presso la Fabbrica delle E in corso Trapani 95  con lo scopo di far conoscere le popolazioni che non hanno mai dimenticato di onorare la vita del suolo che ci nutre, e dove l’interconnessione tra piante, animali, umani e batteri è tenuta in conto e assecondata.

Dalla  figura della sciamana Nadia, che ha il compito di riportare alla luce le tradizioni e le cerimonie che per secoli hanno governato la vita della taiga (Siberia) per tramandarle alle generazioni future e che parla del culto degli antenati e usa i suoi poteri di guaritrice, l’attenzione è passata al popolo Mapuche (Cile e Argentina) e alla sua rivendicazione dell’’identità culturale persa con il colonialismo e poi alla comunità degli Elfi (Toscana), immersa in un contesto rurale e considerata una società naif.

E’ stato fatto, inoltre, un accenno al  rapporto uomini e animali  che dimostrano che hanno le stesse emozioni, dove l’empatia dell’animale è la sua naturale tendenza a connettersi.

Le comunità indigene possiedono delle visioni del mondo e delle capacità di costruire il futuro – secondo i relatori del convegno – che sono assolutamente necessarie a ritornare in equilibrio con il mondo naturale. Il suggerimento per avere cura del pianeta ed il rispetto delle sue risorse fondamentali per la nostra sopravvivenza è di tornare alla natura, alla comunicabilità, alla disponibilità ed alla curiosità e di recuperare le capacità manuali.

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