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Al via l’anno accademico della Turin School of Development

di Gianni Ferrero

a12Inaugurazione dell’anno accademico questa mattina della Turin School of Development al Padiglione “Piemonte” del Centro internazionale di formazione dell’Ilo, sulle sponde del Po.

Alla cerimonia hanno partecipato i 235 studenti dei nove master attualmente attivi al campus, provenienti da 85 Paesi. In rappresentanza della Città è intervenuta Ilda Curti.

Luigi Vignali, direttore centrale per le questioni migratorie al Ministero degli Affari Esteri, l’ambasciatore Mario Serra, capo rappresentanza permanente ministeriale a Ginevra, il professor Gianmaria Ajani, rettore dell’Università e il direttore dell’Ilo Yanguo Liu sono intervenuti sottolineando la caratura internazionale ormai definitivamente consolidata di Torino, città cosmopolita con oltre 7 mila studenti stranieri iscritti alle diverse facoltà. Largo spazio naturalmente è stato dedicato all’intensa attività formativa svolta dal campus Onu: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario spiegava Primo Levi”- ha sottolineato Luigi Vignali citando “Se questo è un uomo” per spiegare l’importanza del lavoro delle strutture formative, in questi tempi in cui la migrazione è drammatica attualità e la preparazione accurata puo’ offrire la possibilità di radici nuove: “Occorrerebbe studiare l’integrazione dei migranti nel mercato del lavoro, analizzare e valorizzare le loro abilità, le capacità tecniche”.

Negli ultimi 15 anni l’International Training Centre ha riscontrato un forte interesse sui programmi di specializzazione postlaurea realizzati in collaborazione con l’Università e il Politecnico. Si tratta di attività che vengono internazionalmente riconosciute come programmi di eccellenza, ampliamente spendibili sia in ambito professionale, sia nel mercato del lavoro. La Turin School of Development, diretta da Giuseppe Casale, da sei anni riunisce i master, che sono 9, ma saliranno presto a 10: “Il 2016 vedrà la scuola impegnata nel lancio del nuovo corso in industrial and employment relations realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università, che andrà così ad arricchire la già amplia proposta didattica, in un tema strettamente legato al mandato istituzionale dell’Ilo. Tutti i corsi si sviluppano in tre fasi: un primo periodo di formazione a distanza, una fase residenziale, intensiva, di circa quattro mesi a Torino e una fase finale di preparazione della tesi o del progetto finale”.

Attualmente gli iscritti sono equamente rappresentati: 110 donne e 125 uomini: il 31% proviene dall’Africa, il 23% dall’Europa, il 21% dalle Americhe, il 19% dall’Asia e il 6% dai Paesi Arabi.

Parallelamente ai master, sono state sviluppate numerose attività di ricerca. Economicamente la scuola gode del sostegno economico di finanziatori pubblici e privati, internazionali e locali. Ma le rette degli scritti costituiscono ormai circa il 75-80% del suo budget totale: “Ogni anno vengono formato più di 200 studenti provenienti da tutte le latitudini che, oltre ad usufruire di un’organizzazione didattica avanzata  – ha sottolineato il direttore – hanno l’opportunità di trascorrere alcuni mesi in un contesto multiculturale unico nel suo genere, in cui la globalizzazione, intesa come scambio culturale, è parte integrante del percorso formativo. Questo rappresenta, a detta degli stessi partecipanti, il valore aggiunto dei master”.

Più di 2500 studenti hanno terminato correttamente il programma di studi, conseguendo il titolo di master rilasciato dall’Università; molti di questi occupano posizioni professionali di rilievo e rappresentano un’importante rete di promozione del Centro e dei suoi Master nel mondo.

Il target di partecipanti a cui si rivolgono master sono giovani laureati che intendono sviluppare le competenze specifiche, funzionari  interessati ad avanzamenti di carriera o a nuove posizioni lavorative. Il corpo docente è composto da oltre 230 professori provenienti da 80 istituzioni differenti. Per mantenere un approccio didattico dinamico e innovativo, con una forte connotazione pratica, all’opera vi sono non solo  professori universitari italiani e stranieri, ma rappresentanti di agenzie delle Nazioni Unite.

 

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