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Donne, una su tre vittima di violenze

di Mariella Continisio

Sono stati presentati questo pomeriggio alla Curia Maxima gli esiti della seconda indagine “La violenza di genere in Italia: i risultati della seconda indagine sulla violenza contro le donne”.

Linda Sabbadini, direttrice del Dipartimento statistiche sociali e ambientali dell’Istat, che ha curato il lavoro, ha illustrato gli aspetti più importanti della ricerca, scelta dall’Onu per definire le linee guida nell’attività di contrasto  a questo fenomeno.

 

L’iniziativa, promossa dalla Cittá di Torino,  è uno dei molti appuntamenti organizzati nell’ambito della Giornata internazionale contro la violenza alle donne.

L’indagine ha analizzato le diverse forme di violenza – fisica, sessuale, psicologica – subita dalle donne dentro e fuori le mura domestiche e ha approfondito il tema della gravità e delle conseguenze delle violenze subite.  Un fenomeno che continua a essere ampio e diffuso: il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito nella propria vita una forma di violenza fisica o sessuale. Lo studio è stato effettuato a campione su 25mila donne che vivono in Italia sia telefonicamente per salvaguardare la privacy delle donne, sia di persona, soprattutto, quando le intervistate erano straniere.

Nonostante i numeri raccolti la violenza resta un fenomeno sommerso espressione della difficoltà delle donne che la subiscono di uscire dall’isolamento. Come ha spiegato Sabbadini “la maggior parte delle donne non riconoscono atti di violenza fisica o sessuale perpetrati dal proprio partner. E’ stato necessario fare loro una descrizione oggettiva della violenza attraverso domande precise come ad esempio ‘Le è capitato di ricevere uno schiaffo?’.  “Esprimendo a parole queste violenze abbiamo legittimato, in qualche modo, il fatto che le donne subissero violenza” ha continuato la curatrice. “Inoltre la componente di violenza più difficile da misurare è quella che avviene in famiglia”.

Ciò che ha differenziato la prima indagine svolta nel 2006 da quella attuale è l’aumento della percentuale delle donne che si rivolge a qualcuno (dal 67,8% al 75,9%) o che hanno denunciato gli atti di violenza subita considerandolo un reato (dal 14.3% al 29,6%). Resta lo zoccolo duro della violenza, gli stupri e i tentati stupri (1,2% sia per il 2006 sia per il 2014). Anche le violenze sono più gravi: aumentano infatti  quelle che hanno causato ferite (dal 26,3% al 40,2% da partner) e il numero di donne che hanno temuto per la propria vita (dal 18,8% del 2006 al 34,5% del 2014). Tant’è che sono in aumento i casi di femminicidio sia in Italia, sia Paesi del Nord Europa. Anche le violenze da parte dei non partner sono più gravi.

Emergono, tuttavia, importanti segnali di miglioramento rispetto all’indagine precedente: negli ultimi 5 anni le violenze fisiche o sessuali sono passate dal 13,3% all’11,3%. Ciò è frutto di una maggiore informazione, del lavoro sul campo, ma soprattutto di una migliore capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno. A questo si aggiunge un clima sociale di maggiore condanna della violenza, soprattutto, da parte delle giovani donne.

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