Camera apre con una retrospettiva su Boris Mikhailov

di Luisa Cicero

Il Centro Italiano per la Fotografia che si è inaugurato oggi e la cui superficie espositiva è di circa 1000 mq, presenterà ogni anno tre mostre prin­cipali e una serie di rassegne complementari, alternando esperienze italiane e internazionali. CAMERA organizzerà e accoglierà esposizioni antologiche di artisti affermati, collettive tematiche, così come progetti che investigheranno le più recenti ricerche dei giovani fotografi. Ampio spazio sarà dato anche all’appro­fondimento della fotografia di anonimi, familiare e d’archivio.

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Da destra: l’artista Boris Mikhailov e il curatore Francesco Zanot

La mostra con cui si apre il nuovo Museo è una grande retrospettiva dedicata a Boris Mikhailov, tra i più importanti artisti viventi cresciuti nella ex Unione Sovietica. È una delle maggiori rassegne dedicate al suo lavoro mai realizzate in Italia, oltre 300 fotografie suddivise in nove serie. Si vai suoi primi lavori, negli ultimi anni Sessanta, fino alle ultime ricerche fatte nel 2013 durante la rivoluzione dell’Euromaidan. Oggetto del percorso espositivo è proprio la sua terra d’origine, l’Ucraina raccontato con scelte formali e linguaggi di volta in volta differenti: dal ritaglio delle immagini fotografiche all’applicazione di uno strato di pittura sulla loro super­ficie, dall’accostamento di immagini e testi alla messa in scena, fino al più crudo stile documentario.

Boris Mikhailov: Ukraine si sviluppa secondo due assi fondamentali – spiega il curatore, Francesco Zanot -. Innanzitutto la ricognizione sulla carriera di Mikhailov. Alla fine degli anni Sessanta lui abbandona il suo lavoro di ingegnere per dedicarsi alla fotografia, usandola come mezzo di espressione. Allo stesso tempo l’esposizione approfondisce un soggetto specifico, il suo paese, l’Ucraina”.

Terminata questa mostra (l’ultimo giorno di esposizione sarà il10 gennaio 2016) seguirà Italia 1968–78 una rassegna dedicata a uno dei più complessi e de­licati momenti della storia italiana. L’esposizione. che sarà suddivisa in 6 sezioni e aprirà il 21 gennaio (fino all’8 maggio 2016), verrà affidata ad altrettanti curatori pro­venienti da differenti discipline e ambiti di riferimento. L’esposizione esplorerà il decennio degli anni di piombo sottolineando il ruolo della fotografia come strumento di approfondimento storico e sociale: dalle immagini dei fotogiornalisti a quelle dei testimoni oculari, dai giornali ufficiali alle produzioni private dei militanti, dai memorabilia alle opere degli artisti.

La terza grande mostra (maggio – settembre 2016), a cura di Davide Quadrio, sarà invece incentrata sulla produzione fotografica e video di Ai Weiwei, indagando non soltanto la sua poetica artistica dagli esordi fino ai giorni nostri, ma anche il suo ruolo nel dibattito culturale e politico cinese e internazionale. Inoltre, nell’ambito delle mostre complementari sarà presentato per la prima volta l’ultimo lavoro di Lise Sar­fati interamente realizzato in California e dedicato a una peculiare analisi del rapporto tra la figura umana, isolata nello spazio, e il contesto urbano. La mostra intitolata Oh Man, sarà a cura di Francesco Zanot (21 gennaio – 13 marzo 2016).