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Un secolo di jazz sotto la Mole

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di Gabriele Zola e Alberto Morbelli, DAMS Università degli Studi di Torino

Con la presentazione del libro di Marco Basso, “Torino la città del jazz”, ha preso il via questa mattina, all’Urban Center di piazza Palazzo di Città, la nuova edizione della sei giorni dedicata al jazz e ospitata nella città della Mole.

Il libro è una guida per capire la nascita e lo sviluppo del fenomeno jazzistico a Torino: da quando gli orchestrali si riunivano nelle sale della EIAR passando per i club nati negli anni ’50 e ’60, fino ai Punti Verdi gratuiti che il Comune aveva organizzato negli anni Ottanta e dove molte persone avevano potuto incrociare per la prima volta il jazz dal vivo, per finire con il Jazz Festival, un evento gratuito prodotto esclusivamente dalla Città di Torino che ogni anno, da quattro anni, si ripete con successo sia di pubblico sia di critica.

“Dietro ad ogni pagina e ad ogni foto è presente un aneddoto e una storia particolare” ha spiegato Marco Basso (nella foto con l’assessore alla Cultura, Maurizio Braccialarghe, il direttore artistico del Tfj, Stefano Zenni, e Silvia Viglietti della casa editrice SVPress) ricordando di come nelle vie e nei locali della città abbiano suonato nomi illustrissimi del jazz internazionale, da Louis Armstrong a Ella Fitzgerald e passando anche attraverso Fresu, Bollani e Rava (per citare dei casi recenti). Proprio quest’ultimo ha scritto la prefazione del libro. Un atto di stima per il lavoro svolto e un sigillo autorevole su quello che è il jazz per la città di Torino.

“Non sono un amante storico del jazz – ha commentato l’assessore Maurizio Braccialarghe – e l’idea che tante persone, come me, possano incontrare sulla loro strada questo libro, questo festival, è uno straordinario valore che aiuta a orientarsi in un mondo estremamente affascinante. Questo genere musicale ha profondamente inciso sulla cosiddetta “cultura liquida”, sulla contaminazione”.

basso2Quella passione per il jazz cresciuta suonando in una band. Due chiacchiere con Marco Basso

Critico musicale e curatore del libro “Torino città del Jazz “, Marco Basso è nato e cresciuto nel capoluogo piemontese e proprio in questa città si è innamorato della musica durante le notti passate ad origliare la vicina di casa che era solita dare feste con musicisti dal vivo e suonando in una band dalla quale si staccò solo dopo un lungo dilemma: studiare in sala prove o sui libri?

Come è nata l’idea di scrivere un libro sul jazz e chi l’ha sostenuta?

Grazie alla sensibilità dell’assessore alla Cultura, Maurizio Braccialarghe, abbiamo potuto fare un lavoro di ricerca per creare un libro fatto di testimonianze e aneddoti vissuti dai principali interpreti che hanno contribuito a creare un sodalizio tra la città di Torino e la musica Jazz. Rapporto che dura da un secolo e che oggi è sancito dalla quarta edizione del Torino Jazz Festival.

Quale secondo lei, tra gli eventi in programma di questa edizione, contribuirà ad accrescere la già ricca storia jazzistica torinese e a quale appuntamento del passato avrebbe voluto assistere personalmente?

Molto difficile rispondere perché gli eventi del programma sono molti e tutti interessanti. Penso che l’apertura affidata a Anthony Braxton, che ritorna in città dopo tanti anni ed è considerato uno dei padri fondatori del free jazz, sarà un evento unico. Lui è un’enciclopedia vivente, che suona un prodotto realizzato su misura per questo festival in una incredibile cornice, come lo è quella del Museo Egizio. Facendo un discorso a ritroso nel tempo, faccio un nome che ha arricchito Torino con la sua presenza e al cui concerto avrei volentieri partecipato: Thelonius Monk.

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