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Protagonisti Fringe: Fabio Giachino

di Mauro Marras

Classe 1986, è considerato uno dei maggiori talenti apparsi sulla scena musicale italiana degli ultimi anni. Fabio Giachino è nato ad Alba e si è poi trasferito a Torino; come solista si è aggiudicato il “Premio Internazionale Massimo Urbani 2011”, il “Premio Nazionale Chicco Bettinardi 2011”, ed il Red Award “Revelation of the year 2011 “JazzUp channel.

Fabio Giachino (ph Luigi Ceccon)

Fabio Giachino (ph Luigi Ceccon)

L’album d’esordio Introducing Myself registrato in trio con la partecipazione speciale del sassofonista Rosario Giuliani è stato inserito nei “100 Greatest Jazz Album 2012” secondo la rivista JazzIt.

Quali sono le tue prime esperienze musicali?

A otto anni mi sono appassionato alla musica suonando una tastiera che mi arrivò in regalo. Una passione che mi portò, più tardi, a frequentare l’Istituto musicale di Alba, la mia città d’origine, e poi il Conservatorio di Alessandria. Tre anni fa, a Torino, ho terminato il biennio di formazione per musica jazz diretto da Furio Di Castri.

Hai fatto studi classici, come hai sviluppato la passione per il jazz?

Mentre studiavo ad Alba ho scoperto il jazz tramite i dischi di Thelonious Monk, Bud Powell e Bill Evans, oltre a Keith Jarrett ed Earl Hines. Dall’età di 13-14 anni ho cominciato ad affiancare gli studi in conservatorio con lezioni private e poi con workshop e masterclass in Italia e all’estero: ho studiato con Antonio Faraò, Dado Moroni, Riccardo Zegna, Danilo Rea, Franco D’Andrea e con Furio Di Castri a Siena Jazz 2007, dove ho vinto una borsa di studio, oltre a tanti altri.

Ma le prime esperienze concertistiche sono in ambito classico: a 17 anni ho cominciato a suonare in rassegne e festival e così ho continuato per qualche anno. Finché, preso il diploma nel 2009, non mi sono iscritto al biennio di Torino e da lì ho definitivamente scelto di suonare jazz.

logo_tjf_2015_con dateUna rapida ascesa, la tua: sei già stato votato tra i primi dieci pianisti italiani secondo il referendum “JazzIT Awards”, indetto dalla redazione della rivista JazzIt, tra il 2011 e il 2013. Sempre nel 2013 il tuo trio, con Davide Liberti e Ruben Bellavia, viene votato tra i primi 10 gruppi italiani.

Ho cominciato a livello locale, con collaborazioni sporadiche, occasionali. Nel 2011 ho partecipato con successo ad alcuni concorsi italiani e da allora le cose sono cambiate, si sono aperte molte possibilità: ho cominciato ad esibirmi in Italia e all’estero, e ho inciso tre dischi. Grazie al premio Massimo Urbani, il 2011 è il mio anno magico, subito dopo ho inciso il primo disco a mio nome.

 

Le esperienze formative più coinvolgenti?

Sicuramente le lezioni di Fred Hersh, a New York nel 2009 nel 2012. L’incontro con Hersh è stato fondamentale, anche dal punto di vista del rapporto umano che si è instaurato. E poi Dado Moroni a Torino, un grande maestro di tecnica e del linguaggio jazz. Infine, a livello di ascolto, sono profondamente legato a Herbie Hancock.

 

Che legame hai con Torino? Pensi che sia una città ospitale per la musica e per i musicisti?

Torino ha una ricca storia musicale. Il jazz si è fatto strada molto presto in questa città, grazie al fatto che i musicisti americani, a cominciare da Louis Armstrong, la sceglievano come tappa italiana, spesso unica, per le loro tournèe in Europa, per la relativa vicinanza con Parigi, ma soprattutto per la presenza di un pubblico competente e appassionato. Anche oggi è una città fertile, ricca di musicisti con tanta voglia di collaborare, di suonare insieme. Il Torino Jazz Festival ha aperto una finestra su questo mondo che però non può essere confinato ai sei giorni di concerti. Bisogna sviluppare nuovi appuntamenti lungo il corso dell’anno, stimolare gli spazi per la musica a promuovere gli artisti locali. Bisognerebbe andare negli spazi underground frequentati dai giovanissimi, per entrare nel substrato culturale cittadino e sfatare l’idea che il jazz sia roba per vecchi: sono tanti i giovani che lo suonano e lo ascoltano in città, bisogna farlo apprezzare di più.

Fabio Giachino suona con il suo trio il 29 maggio alle 23 al Magazzino sul Po (con Davide Liberti al contrabbasso e Ruben Bellavia alla batteria) ospite Gavino Murgia, musicista poliedrico (sax soprano e tenore, flauti e voce). E’ poi protagonista al The Beach, sempre sul lato sinistro dei Murazzi e nello stesso giorno, di Fringe in the box night, un esperimento di ibridazione tra djset e jazz (a partire da mezzanotte e un quarto).

 

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